Con la fine dello sconto della accise da sabato 4 luglio i prezzi dei carburanti sono tornati a salire verso la soglia dei 2 euro al litro. Secondo il ministero delle Imprese e del Made in Italy, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti, lunedì 6 luglio 2026 il prezzo medio dei carburanti in modalità «self service» lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,844 /l per la benzina e 1,925 /l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,938 /l per la benzina e 2,008 /l per il gasolio.
Sabato è scaduto il taglio da 6,1 centesimi al litro su accise e Iva ed è tornata la tassazione ordinaria, che non si vedeva dal 18 marzo, quando il governo aveva approvato il decreto sul taglio delle accise sui carburanti di 20 centesimi al litro (riducendo le imposte a 472,90 euro per 1.000 litri). La misura era stata introdotta per frenare i rincari record che stavano portando i prezzi alla pompa verso i 2,30 euro per il diesel.
Nei giorni scorsi, malgrado il governo abbia escluso possibili proroghe, anche seguendo quanto detto dalla Commissione Ue, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha detto che eventuali nuove misure dipenderanno dall’evoluzione della situazione in Medio Oriente. «Abbiamo deciso di non prorogare il taglio delle accise, visto che da ormai oltre 20 giorni cala il costo dei carburanti. Siamo sempre pronti a realizzare ulteriori misure ove il negoziato in corso non dovesse avere conseguenze positive anche per quanto riguarda la navigazione nello stretto di Hormuz, e quindi di conseguenza il rifornimento di carburanti con il calo delle prezzo nei mercati internazionali», ha spiegato.
Ma mentre il prezzo del greggio sta scendendo velocemente (il barile viaggia ormai intorno ai 70 dollari, dopo aver segnato un record a oltre 120 dollari tre mesi fa) i prezzi alla pompa, al solito, scendono molto più lentamente, secondo quello che gli economisti definiscono effetto «rocket and feather», «razzo e piuma». I gestori non ci stanno però ad essere accusati e puntano il dito sul commercio illegale dei carburanti che, dicono Faib Confesercenti-Fegica, sottrae ogni anno alle casse dell'erario ben 12 miliardi. Cioè 6 volte di più dei 2 miliardi spesi in questi mesi per calmierare il prezzo dei carburanti. Serve dunque una riforma complessiva del settore che secondo i gestori frutterebbe 10 centesimi ogni litro di carburante che rientrerebbero nelle tasche degli automobilisti.