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Le big del Nord, l’Atalanta e le due romane in vetta: non era mai accaduto

Le big del Nord, l’Atalanta e le due romane in vetta: non era mai accaduto

Se osservi il quadro da vicino, la tentazione di guardare il Como perché è bello, perché è giovane, perché è ricco di un benessere sano, che investe nello sviluppo del talento fresco anziché sperperare in figurine del calcio di ieri, è molto forte. Se però ti allontani giusto un po’ per ampliare la prospettiva, la corsa dell’agile squadra di Fabregas è accompagnata — in realtà preceduta, e ovviamente minacciata — dall’ombra dell’impero: Inter, Juventus e Milan sono tutte a punteggio pieno dopo due giornate. Naturalmente le statistiche su 180 minuti hanno il valore che hanno, le tre grandi storiche del calcio italiano sono tutto tranne che un blocco unico, la stessa divisione dei periodi di influenza in questo secolo segnala un’alternanza: due Champions più una finale per il Milan nel primo decennio, Juve dominante negli anni 10, Inter in netto vantaggio dal 2021 in poi. 

E però è soltanto la seconda volta negli ultimi vent’anni (il precedente risale al 2017-18) che le tre corazzate hanno fatto 18 punti nei primi due weekend, 6 più 6 più 6. Qualcosa significa. Alla superiorità tecnica dell’Inter, che gode di un vantaggio competitivo difficile da colmare in una sola stagione, si affianca per il momento una risposta di Juventus e Milan che non sappiamo fino a dove reggerà, ma è iniziata in modo serio. Par di capire finalmente univoco e coerente in due ambienti che tra l’ufo Comolli da una parte e le tensioni Elliott-RedBird dall’altra non trovavano pace. 

Di più: la feroce irruzione nel gruppo di testa della Roma — otto gol a zero, nessuno come lei — un club che come e persino più delle grandi del Nord registra stadi esauriti a ritmo incessante, ci ricorda come gli incassi del matchday siano propellente fondamentale in tempi di diritti tv declinanti. La Roma vola. Vorremmo dire la stessa cosa della Lazio, che Gattuso a sorpresa ha portato in cima usando un’estate di sofferenza tecnica come corso di apprendimento rapido: ma la dimensione della rivolta popolare contro Lotito toglie dal tavolo l’argomento dell’Olimpico pieno, con tutti gli annessi. E questa è una storia che non finirà a breve.

Le scatole cinesi della statistica non si esauriscono qui. Le tre grandi del Nord, e va bene. Le due romane, ma il vagone non è ancora al completo. Il tiro da tre punti di Samardzic al minuto 95 ha aggiunto l’Atalanta a quello che è un gruppone mai visto, perché sei squadre in testa a punteggio pieno dopo due giornate costituiscono una prima volta. Siamo fuori dalla cartina. La vittoria è francamente un episodio, perché il Bologna aveva fatto assai di più denudando la quantità di energie spese dalla squadra di Sarri per dribblare l’Hapoel e iscriversi alla Conference. Sei battistrada sono tantissime e segnalano una polarizzazione in corso. 

Occorrerà ribadire che due partite sono un campione statistico insufficiente, un exit-poll ribaltabile.
 Insomma, non siamo nemmeno alle proiezioni. Se però torniamo al mercato — che stasera chiude con un finale da fuochi artificiali — la concentrazione delle forze è ben visibile: il Bologna che cede Rowe all’Atalanta, la Fiorentina che vende Kean al Como, il Genoa che si priva di Ekhator per la Juve, lo stesso Sassuolo che libera Pinamonti per la Lazio sono segnali di un mercato interno che si ravviva (ed è un bene per la salute economica generale) ma anche di una distanza crescente tra le squadre benestanti, che rastrellano i giocatori migliori, e le altre.

È una sorta di Premier italiana, perché la distanza tra le grandi metropolitane e loro affiliate (Atalanta e Como sono ricche in modo diverso, ma sono molto ricche) e quella fra i club inglesi e il resto d’Europa in proporzione è la stessa. Se abbiamo scattato adesso questa fotografia è perché la terza giornata contempla Inter-Napoli e Roma-Atalanta sabato e Juventus-Milan domenica. Più ti allontani dal quadro per allargare la visuale, meglio ti godi gli scontri diretti.

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