Ministro Pichetto Fratin, con una crisi petrolifera sempre più pesante per le tasche degli italiani, sono intervenute le compagnie Eni e Ip.
«È un messaggio molto positivo», risponde il ministro per l’Ambiente, di Forza Italia.
Non poteva farlo il governo? In altri Paesi europei è successo.
«Siamo in un libero mercato, è difficile imporre un tetto. Ma per questo l’iniziativa di Eni e della Socar proprietaria di Ip è lodevole».
Dopo 7 mesi di rincari, con il gasolio soprattutto che alle pompe ha registrato aumenti superiori al 30%, non era meglio intervenire prima?
«Col senno di poi tutto si può fare prima e meglio. Noi come governo siamo intervenuti subito tagliando le accise. Ma pensavamo che il conflitto in Medio Oriente si sarebbe concluso in 10-15 giorni, come era stato promesso. Nessuno si aspettava sarebbe andato avanti così a lungo».
Di proroga in proroga, il taglio delle accise è costato oltre 2 miliardi di euro. Non era meglio investire quei soldi in modo più mirato?
«Ripeto, nessuno si aspettava un conflitto così lungo. Chiaro che ora bisognerà trovare altri modi».
Il 5 ottobre scade l’ultimo sconto per il gasolio, lo rinnoverete?
«No, il taglio delle accise si dovrebbe chiudere lì. Resterà l’accisa mobile che ha comunque un buon impatto. Però nel frattempo confido anche che altre compagnie petrolifere seguano l’esempio di Eni e Socar».
Il prossimo 8 ottobre lei e il ministro delle Imprese Adolfo Urso avete convocato le società della raffinazione, cosa si aspetta?
«Vogliamo fare una valutazione delle prospettive di approvvigionamento e raffinazione».
Si avvicina l’inverno, l’Italia è pronta?
«Abbiamo raggiunto l’obiettivo di contratti per stoccaggi di gas oltre il 90%, siamo all’85% di immissione, per noi questa è una garanzia. Ma certo la forte domanda di gas di altri Paesi, come la Germania, che hanno poche scorte, rischia di avere un effetto pesante sul prezzo del gas con ripercussioni soprattutto sulle grandi aziende gasivore e un conseguente ribaltamento sul prezzo dell’energia».
È partito il cantiere della manovra economica, ci sarà qualcosa per sostenere famiglie e imprese contro caro carburanti e caro energia?
«Stiamo facendo dei ragionamenti con il ministero dell’Economia. C’è lo scostamento di bilancio concesso dall’Europa per l’energia che ci dà un po’ di margine, però vale per gli investimenti per la transizione energetica non per sostegni».
Può esserci una nuova Transizione 5.0 ancora più mirata alla sostenibilità?
«Per le imprese potremmo pensare a misure per favorire investimenti nelle energie rinnovabili. Ma penso anche a interventi destinati ai fabbricati, pubblici e privati. E sicuramente tornerà il conto termico, già lo abbiamo fatto ed è andato molto bene, l’interesse per la salute è anche un interesse economico».
In attesa del nucleare, cosa si può fare?
«Continuare a governare la partita del gas e spingere sempre di più sulle rinnovabili».
A che punto siamo?
«Siamo al di sopra degli obiettivi, ci auguriamo di arrivare ad autorizzare 80 gigawatt di potenza aggiuntiva già entro fine legislatura. Ma non deve bastarci, possiamo e dobbiamo fare di più».