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Sinner, i test medici, il compleanno in clinica e gli allenamenti a porte chiuse: tutti i retroscena del forfait

Sinner, i test medici, il compleanno in clinica e gli allenamenti a porte chiuse: tutti i retroscena del forfait

Ultimo indirizzo noto: Church Road, finale di Wimbledon. Jannik Sinner fa piroettare Linda Noskova al ballo dei vincitori e poi si concede le meritate vacanze. Port Rafael, in Sardegna, con Laila, paparazzato come lo fu con Kalinskaya: nella villa con piscina, al supermercato, scene di vita (finalmente) quotidiana. Una puntata a Sesto Pusteria, infilandoci un’oretta a tennis con papà Hanspeter sul campetto locale. A zonzo sulla Ferrari 812 Competizione per le vie di Montecarlo, ma anche sulla Vespetta rossa, in attesa di passare l’esame per le cilindrate maggiori. E la crociera in Mediterraneo: business più che svago, ma i capitani d’azienda non riposano mai.

Passano ventitré giorni dalla riconquista di Wimbledon, e Jannik rispunta dove meno te lo aspetti. In una Milano rovente e listata a lutto: 4 agosto, il martedì delle esequie di Franco Baresi. Dallo studio del professor Melegati, specialista in riabilitazione e medicina dello sport, davanti ai cronisti sfila Paolo Maldini: «Ah è appena stato qui Jannik? Non lo sapevo...». Tutto vero. Poche ora prima, in mattinata, Melegati aveva visitato il n.1 del mondo. Sveglia presto a Montecarlo, blitz milanese. Guidare da solo ascoltando la musica, a Sinner piace: lo rilassa. Ne farà, di chilometri, nei giorni a seguire.

È venuto a Milano con una certa urgenza. I test di controllo del 15 luglio al J Medical di Torino, cioè a ridosso del bis a Wimbledon, erano serviti a un confronto con gli esami post-malore a Parigi. Fin lì, tutto ok. È spuntato, però, un dolore al ginocchio destro: un’infiammazione che non passa, da non trascurare e sulla quale non è prudente insistere con gli allenamenti, ripresi a fine luglio sul veloce del Country Club. Comincia l’andirivieni tra Montecarlo e Torino, almeno quattro volte in undici giorni, ma probabilmente sono di più. Fisioterapia e onde d’urto al ginocchio, intervallate dagli allenamenti. 

Ma qualcosa non va: il 9 agosto, dopo aver già rinunciato a Montreal, Sinner annuncia il forfait da Cincinnati. «Non sono pronto a competere, il ginocchio mi dà qualche problema». Proseguono le terapie al J Medical, rallentano gli allenamenti. Il 13 agosto, dopo averlo incontrato al centro medico torinese, Jannik esce a cena con Nikola Sekulov, giovane calciatore di scuola Juve: vanno a mangiare sushi da Kensho. Per evitare i chilometri, infatti, il campione ha deciso di fermarsi a dormire al J Hotel. 

Il 17 agosto, cioè il giorno dopo il 25º compleanno, viene organizzato un test d’efficienza a porte chiuse allo Sporting di Torino, il circolo dove di solito Jannik si allena durante le Atp Finals. Rientra a Montecarlo con la testa piena di dubbi. Da lì si perdono per 96 ore le sue tracce. Nessuna conferma che abbia ricominciato ad allenarsi ad alta intensità, nessuna testimonianza social di una ripresa normale delle attività. 

È riemerso dal silenzio ieri, dopo un summit con i coach, Vagnozzi e Cahill (già negli Usa), per comunicare una scelta obbligata: la dolorosa rinuncia all’Open Usa.

Si conclude così, con 47 match di cui 3 sconfitte, 5 titoli Master 1000 e uno Slam, la prima meravigliosa e travagliata parte della stagione 2026 di Jannik Sinner, che già aveva avuto un buco agonistico di 32 giorni tra Roland Garros e Wimbledon. Ne trascorreranno 80, come minimo, prima di rivederlo in campo all’Atp 500 di Pechino, se ce la farà. Non è un conto alla rovescia, è la speranza che questo incubo finisca.

22 agosto 2026, 07:21 - Aggiornata il 22 agosto 2026 , 07:30

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