Stellantis ferma le carrozzerie di Mirafiori per altri tre giorni, da martedì 2 settembre a giovedì 4 settembre. Il gruppo ha spiegato che «mancano i componenti legati ai motori, perché c’è una richiesta di vetture ibride maggiore rispetto alla produzione». La Fim Cisl ha precisato che lo stop interesserà esclusivamente la linea 500. Il problema si protrae da mesi ed è legato al basamento di un cilindro fabbricato da Teksid, controllata di Stellantis, che viene utilizzato per produrre motori ibridi a Termoli, a loro volta destinati a Mirafiori. Riguarda non solo il polo torinese ma anche altri impianti italiani ed europei che, però, hanno scorte più ampie.
L’azienda fatto sapere di essere al lavoro per tarare i macchinari di Teksid su maggiori volumi produttivi. L’obiettivo, a quanto si apprende, è completare entro l’aggiornamento entro fine settembre, sicché non sono da escludere nelle prossime settimane nuovi stop produttivi a Mirafiori.
Critici i sindacati. «Dal rientro dopo 4 settimane di ferie forzate, la piena produzione è durata solo una settimana», ha detto Edi Lazzi, segretario della Fiom di Torino. «È fin troppo evidente — ha aggiunto — che la causa dei fermi produttivi non è l’approvvigionamento motori, ma le basse vendite sul mercato che sono state sovrastimate fin dall’inizio». Preoccupata anche la Fim Cisl, secondo cui è «impossibile guardare con fiducia all’ultima parte dell’anno in questo contesto».
Ad agosto, intanto, Stellantis ha immatricolato 18.845 venture, in aumento del 6,2% sull’agosto 2025, per una quota di mercato del 27,2%. Le vendite del gruppo sono cresciute a un ritmo doppio rispetto al mercato (+3%) anche grazie alla spinta del partner cinese del gruppo, Leapmotor (+255% ad agosto). Un successo commerciale che fa il paio con quello di altri marchi cinesi come Byd, Mg e Omoda. «Non può lasciare indifferenti - sottolinea l?Anfia - la crescita del 92,1% registrata nel cumulato dei primi otto mesi dalle auto Made in China di tutti i costruttori, che raggiungono una quota di mercato del 15% - a evidenziare ancora una volta la fortissima pressione competitiva esercitata dalle produzioni extra-europee».