Économie

Cereal Docks: «Effetto guerra sui cereali, il Made in Italy rischia ma noi compriamo aziende»

Cereal Docks: «Effetto guerra sui cereali, il Made in Italy rischia ma noi compriamo aziende»

La guerra in Medio Oriente «ha provocato un aumento dei costi della logistica, dell’energia e dei fertilizzanti che nei prossimi mesi avrà un impatto significativo sull’agricoltura. Il rischio è che questa impennata dei prezzi porti a una disaffezione alla produzione e un abbassamento delle rese. I raccolti dell’autunno potrebbero risentirne, determinando un ulteriore aumento dell’import di materie prime agricole. In Italia l’importazione di materie prime agricole aumenta del quattro o cinque per cento ogni anno. La sicurezza alimentare per un Paese come il nostro, grande trasformatore ed esportatore di prodotti agroalimentari, è un tema cruciale», sottolinea Mauro Fanin, fondatore e presidente di Cereal Docks, il principale gruppo industriale italiano nel settore della trasformazione di materie prime agro-alimentari per la produzione di farine, oli e lecitine.

L’azienda veneta, dopo l’ingresso nel capitale della spagnola Quality Corn con una quota del 70 per cento, si prepara a una nuova acquisizione in Italia per continuare a crescere nel segmento degli ingredienti per l’industria alimentare. Il closing dell’operazione, di cui non si conoscono ancora i dettagli, è vicino.

Negli ultimi anni il gruppo ha investito oltre 300 milioni di euro per sostenere sia lo sviluppo del business storico della nutrizione animale sia l’evoluzione «da commodity a ingrediente». Un percorso iniziato con l’acquisizione di Favero 1925 nel 2023, che ha rafforzato il presidio negli ingredienti gluten free e l’apertura al mercato di consumo, e proseguito con l’acquisizione nel 2025 della bulgara Prista Commerce, che ha consentito a Cereal Docks di rafforzare la propria presenza nella filiera del girasole, in particolare per la produzione della farina proteica HeliaPro. 

L’acquisizione a inizio anno di Quality Corn, uno dei principali operatori europei nella trasformazione del mais per uso alimentare, ha segnato una nuova importante tappa. «Intendiamo proseguire la crescita per linee esterne in ambiti coerenti con lo sviluppo dell’ingredientistica e dell’healthy food — spiega Fanin —. La nutrizione animale continua a essere il nostro core business, ma in un’ottica di diversificazione vogliamo continuare a crescere anche in questi settori. È un percorso coerente con le nostre competenze nella trasformazione delle materie prime agricole e nella gestione delle filiere, che ci consente di generare maggiore valore lungo tutta la catena agroalimentare. Una catena delicata che va preservata e custodita. Negli ultimi anni, soprattutto con la guerra in Ucraina, questa consapevolezza è cresciuta ed oggi fortunatamente è sempre più diffusa».

Dei 300 milioni di investimenti del gruppo 150 sono destinati alla logistica. E in particolare, per quanto riguarda i flussi di approvvigionamento di materie prime dall’Est Europa, al rafforzamento degli hub per i trasporti delle materie prime su rotaia, della logistica navale basata sull’hub di Porto Marghera, in provincia di Venezia, e all’incremento delle capacità di stoccaggio. «In uno scenario geopolitico sempre più complesso, la capacità di diversificare le origini delle materie prime e ottimizzare i flussi ci consente di garantire continuità operativa alle filiere zootecniche, contribuendo alla stabilità dell’offerta di beni alimentari essenziali», evidenzia l’imprenditore.

Nel 2025 i volumi di vendita di Cereal Docks hanno raggiunto i tre milioni di tonnellate, in crescita rispetto all’anno precedente. E il fatturato ha superato 1,43 miliardi di euro, con un Cagr dell’1,4%. La quota principale delle vendite è garantita dalla trasformazione primaria di semi oleosi, in particolare soia, girasole e colza. «L’obiettivo da qui al 2028 è di aumentare i volumi del 20%, passando dagli attuali tre milioni di tonnellate a 3,6 milioni», racconta Fanin. Una crescita che passa anche dall’ampliamento dell’offerta di matrici vegetali trasformate, integrando le filiere già consolidate con una crescente quota di cereali come mais alimentare, riso e avena.

L’Italia rappresenta la quota maggiore del mercato di Cereal Docks, ma le esportazioni verso altri mercati europei ed extra-europei, che oggi rappresentano oltre il 15% del fatturato complessivo, sono in crescita. Il gruppo con sede a Camisano Vicentino ha undici stabilimenti produttivi con oltre 550 dipendenti di 21 nazionalità diverse. «Vogliamo essere sempre più orientati al cliente e ai mercati in cui opera. Vogliamo caratterizzarci sempre più come un partner strategico e non un semplice fornitore, consolidando la capacità di rispondere rapidamente a un contesto internazionale in evoluzione», sottolinea il presidente. Dal 2021 Cereal Docks è una società benefit e, in un percorso di crescita coerente con questa evoluzione, punta a rafforzare un modello di filiera basato su tracciabilità, qualità e continuità degli approvvigionamenti, attraverso il coinvolgimento delle 20 mila aziende partner in Italia e in Europa. «Vogliamo coinvolgere i territori e le comunità nell’impegno a generare benefici per le persone e l’ambiente — conclude Fanin — . Le aziende hanno delle responsabilità importanti e devono diventare comunità consapevoli del ruolo che hanno».

1 giu 2026 | 14:03

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