Économie

Dalle guerre al clima, perché la finanza etica punta sulla transizione energetica (nonostante Trump)

Dalle guerre al clima, perché la finanza etica punta sulla transizione energetica (nonostante Trump)

Le tensioni in Medio Oriente, la fragilità delle catene di approvvigionamento energetico, l'accelerazione del cambiamento climatico e la crescente domanda di elettricità alimentata dalla rivoluzione dell'intelligenza artificiale stanno ridisegnando le priorità degli investitori. In questo contesto, la finanza etica prova a trasformare le grandi sfide globali in una strategia di lungo periodo, capace di coniugare rendimento, sostenibilità e resilienza.

È la scommessa di Banca Etica, che da oltre venticinque anni propone esclusivamente investimenti basati su criteri etici, escludendo dal proprio universo investibile settori come armamenti, petrolio, allevamenti intensivi e tabacco. Un approccio nato ben prima che gli standard ESG diventassero patrimonio comune dell'industria finanziaria e che oggi viene rilanciato attraverso una nuova fase di sviluppo.

La novità più significativa riguarda la gestione degli investimenti. Il Gruppo ha recentemente acquisito il 70% di Impact sgr, la società che da marzo ha assunto la delega per la gestione dei fondi di Etica sgr, in precedenza affidata a un operatore esterno. L'obiettivo è rafforzare ulteriormente l'integrazione tra selezione degli investimenti, ricerca e misurazione dell'impatto, aumentando al tempo stesso efficienza e redditività.

«La convinzione di fondo è che la transizione energetica non rappresenti soltanto una necessità ambientale, ma una delle principali opportunità economiche dei prossimi decenni», spiega Roberto Grossi, direttore generale di Etica sgr, la società di gestione del risparmio del gruppo. «La crisi energetica innescata prima dall'invasione dell'Ucraina e successivamente dalle tensioni che interessano il Medio Oriente ha evidenziato i costi economici e strategici della dipendenza europea dai combustibili fossili importati», dice Grossi. Eventi che fino a pochi anni fa venivano considerati straordinari stanno assumendo caratteristiche strutturali, imponendo una revisione profonda dei modelli produttivi e industriali.

«A questa pressione geopolitica si aggiunge quella climatica. Le concentrazioni di anidride carbonica, le temperature medie globali e il contenuto di calore degli oceani continuano a segnare nuovi record. E di certo non aiutano le nuove guerre. L’impatto dei conflitti è devastante dal punto di vista delle emissioni climalteranti», denuncia Grossi. L'Europa, in particolare, si riscalda a una velocità doppia rispetto alla media mondiale, mentre i danni provocati dagli eventi climatici estremi hanno raggiunto livelli senza precedenti. Negli ultimi cinque anni i costi economici dei fenomeni meteorologici estremi nell'Unione Europea sono stati circa cinque volte superiori a quelli registrati negli anni Ottanta, con effetti che iniziano a interessare anche la stabilità del sistema finanziario e assicurativo.

Di fronte a questo scenario, i capitali stanno cambiando direzione. Secondo le stime di Bloomberg, gli investimenti globali nelle tecnologie legate alla transizione energetica hanno raggiunto nel 2025 il valore record di 2.300 miliardi di dollari, in crescita dell'8% rispetto all'anno precedente. Oltre duemila miliardi sono stati destinati a tre comparti chiave: mobilità elettrica, energie rinnovabili e infrastrutture di rete.

Una trasformazione ulteriormente accelerata dall'esplosione della domanda di energia generata dai data center e dall'intelligenza artificiale. I principali operatori mondiali del settore prevedono investimenti per centinaia di miliardi di dollari nei prossimi anni, sostenendo parallelamente una crescente domanda di energia rinnovabile attraverso contratti di lungo termine.

«In questo contesto Etica sgr individua tre grandi direttrici di investimento. La prima è la decarbonizzazione attraverso l'elettrificazione di trasporti, edifici e processi industriali. La seconda riguarda lo sviluppo delle energie rinnovabili, delle reti e dei sistemi di accumulo, considerati strumenti fondamentali per rafforzare l'autonomia energetica europea e ridurre la volatilità dei prezzi. La terza è rappresentata dall'adattamento climatico, un segmento destinato a crescere rapidamente e che comprende tutte le soluzioni in grado di prevenire, gestire o mitigare gli effetti economici degli eventi climatici estremi», chiarisce Grossi.

Secondo i gestori, la capacità di misurare il contributo delle aziende a questi processi rappresenta oggi un vantaggio competitivo nella costruzione dei portafogli. L'obiettivo è individuare in anticipo le imprese che stanno guidando la trasformazione industriale, cogliendo il potenziale di rivalutazione prima che venga pienamente riconosciuto dai mercati. Allo stesso tempo, le nuove politiche europee – dal Clean Industrial Deal al Carbon Border Adjustment Mechanism – stanno creando incentivi e vantaggi competitivi per le società maggiormente impegnate nella transizione energetica e tecnologica.

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