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Rivoluzione Milan, Ibrahimovic è l’unico punto fermo. Ma impari a fare il consulente e smetta di fare la «macchietta»

Rivoluzione Milan, Ibrahimovic è l’unico punto fermo. Ma impari a fare il consulente e smetta di fare la «macchietta»

È chiaro, Ibrahimovic ha convinto, i maligni dicono «intortato», Gerry Cardinale. Per la rinascita del Milan in teoria non sarebbe un brutto punto di ripartenza. L’ex campione svedese, lui sì, sa di calcio, materia che Cardinale frequenta da pochi anni. E Cardinale lo vuole addirittura cambiare, partendo da teorie, concetti, valori, made in Usa. Lontani dai nostri, ma non per questo sbagliati: c’è sempre qualcosa da imparare e da importare. 

È più urgente che si concentri sul Milan. E il fatto che si affidi a Ibra, ribadiamo, può rivelarsi persino buona cosa. Ma c’è sempre un ma nella vita. Questo: Ibra deve smettere di fare Ibra, soprattutto deve imparare un mestiere, quello di manager, dirigente, come minimo del consulente (tecnico). Del Milan. Finora è stata una macchietta. Da quando ha smesso di giocare, lasciando tutti gli appassionati di calcio nello sconforto, in crisi di astinenza da fuoriclasse, non si capisce bene cosa abbia fatto. Da leader in campo a comparsa inconsistente dietro la scrivania. Si è sempre parlato di consulente di RedBird, quindi di Cardinale. 

Dai provvedimenti presi lunedì dal proprietario del Milan non c’è dubbio che lo sia: lo svedese è l’unico che si è salvato dall’azzeramento. Ma cosa ha fatto finora come consulente? Non ha esercitato certo un ruolo positivo e costruttivo. Non ha inciso (se non nell’atto finale, il licenziamento collettivo). Si è messo a fare la guerra ad Allegri & Tare che come lui parlano la stessa lingua, quella del pallone e nella loro generosa carriera hanno dimostrato di saperlo fare. Con Allegri, le smentite non servono, è arrivato alle mani: sono stati divisi da Tare (vedendo la fine che ha fatto Tare si capisce da che parte fosse il paciere…). Ibra ha girato il mondo a libro paga di RedBird: nel mese chiave della ricostruzione del Milan sarà negli Usa a commentare il Mondiale. Un fuori pista, addirittura un testacoda: dovrebbe essere in sede, a lavorare. Per il Milan, per la causa del Milan. 

“Chi non lavora non fa l’amore”/ questo mi ha detto ieri mia moglie/a casa stanco, ieri ritornai, mi son seduto/niente c’era in tavola, arrabbiata lei mi grida che ho scioperato due giorni su tre/coi soldi che le do/non ce la fa più e ha deciso che lei fa lo sciopero contro di me…” cantava il grande Adriano Celentano in un inno ironico e commovente al lavoro e all’amore. Bisogna lavorare, tanto, c’è un Milan da ricostruire, in ogni suo settore, il primo mattoncino da posizionare al posto giusto sarebbe Ibra. Altrimenti casa Milan viene giù un’altra volta, come quando furono azzerati Maldini, Boban e Massara. Il consigliere è un ruolo delicato, prezioso se produce idee e decisioni. Finora Ibra non lo è stato. Chissà se lo diventerà. 

27 maggio 2026, 07:16 - Aggiornata il 27 maggio 2026 , 07:23

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