Immagini storiche che stanno a simboleggiare la libertà: quelle del violoncello di Mstislav Rostropovich che suona Bach a Berlino, tra la folla, nei momenti della caduta del Muro, nel 1989. Con questa suggestione si è aperta lunedì sera, 5 ottobre, a Milano, al Piccolo Teatro Grassi, la cerimonia della 66ª edizione del Premiolino, il più antico riconoscimento giornalistico italiano: simbolicamente, la musica è continuata subito dopo, dal vivo, con l’esibizione sul palco della violoncellista Nicoletta Mainardi.
Poi, la serata è proseguita con la lettura delle motivazioni del premio e la consegna delle tradizionali pergamene in lino del maestro Manzi ai sei premiati: Viviana Mazza, corrispondente del «Corriere della Sera» dagli Stati Uniti, la storica ed editorialista de «La Stampa» Anna Foa, l’inviata di «la Repubblica» Gabriella Colarusso, la giornalista Floriana Bulfon, che collabora con «la Repubblica» e Rai 3, Stefano Feltri, conduttore del programma Revolution su Rai Radio 3, e Sacha Biazzo, giornalista di Report, su Rai 3. A Rai Scuola è andato il Premio Pirelli per la Scuola, ritirato da Fabrizio Zappi e Lorenzo Ottolenghi.
Quattro donne su sei premiati, quasi a raccogliere il testimone di Oriana Fallaci, che fu la prima donna a ricevere il Premiolino, nel 1961, e lo accolse pronunciando un monito ancora oggi attuale: «Ogni persona libera, ogni giornalista libero, deve essere pronto a riconoscere la verità ovunque essa sia. Il fanatismo è il primo nemico della libertà di pensiero».
L’impegno e la storia dei giornalisti premiati mostrano bene quale sia la grande responsabilità del giornalismo contemporaneo: il loro lavoro ha raccontato Gaza e l’Iran, gli Stati Uniti, e poi le reti della criminalità organizzata, l’antisemitismo e i diritti delle donne, con un giornalismo fatto di ricerca delle fonti, di capacità di verifica, del coraggio di sollevare temi difficili e delicati, affrontando anche gravissime minacce (il tutto, pure in una situazione di precarietà lavorativa, come ricorda la motivazione per Floriana Bulfon).
La giuria, presieduta da Chiara Beria di Argentine, cui si affianca da quest’anno Benedetta Tobagi nel ruolo di vicepresidente (e con un nuovo giurato, Silvia Sciorilli Borrelli) ha espresso nelle motivazioni il senso peculiare dei sei percorsi giornalistici premiati. Per il premio a Viviana Mazza, in particolare, la giuria ha ricordato i recenti scoop ma anche la lunga e importante attività della giornalista: «Uno scoop può anche essere solo una botta di fortuna, una coincidenza, un caso. Dura un giorno. Fine. Poi ci sono gli scoop veri come la sua intervista a Donald Trump con l’attacco a Giorgia Meloni. Ben oltre questo scoop Mazza ha alle spalle anni di lavoro duro, scrupoloso, d’eccellenza in giro per il mondo. In particolare sui fronti della democrazia, dei diritti, delle donne. A partire dalle storie di Malala Yousafzai, delle donne iraniane e di quelle rapite da Boko Haram, raccontate anche nei suoi libri».
5 ott 2026 | 21:59