Cultura

Morto Jeffrey Archer, scrittore e politico britannico: aveva 86 anni

Morto Jeffrey Archer, scrittore e politico britannico: aveva 86 anni

In qualche modo, è stato presciente: aveva detto che il romanzo uscito oggi 6 ottobre in Inghilterra, Adam & Eve (pubblicato in Italia il 13 ottobre da HarperCollins), sarebbe stato la sua ultima fatica letteraria. E così è stato: Jeffrey Archer è spirato all’improvviso, all’eta’ di 86 anni, la sera prima della pubblicazione, con un colpo di scena degno delle improbabili trame dei suoi libri. E in realtà tutta la sua vita rocambolesca sembra uscita dalle pagine di un thriller di… Jeffrey Archer.

Ricostruire la sua parabola, anche per i biografi, non è mai stato facile: perché Archer era uno sfacciato mentitore, una qualità che ha nutrito la sua fantasia romanzesca ma lo ha pure fatto finire in carcere. Era un’arte che dopotutto aveva nel sangue: suo padre era un noto truffatore, mentre sua madre si arrabattava col giornalismo tra un figlio illegittimo e l’altro. Il giovane Archer non brilla negli studi, ma alla fine riesce a entrare a Oxford per provare a ottenere un diploma in Educazione: come? Ha falsificato i documenti, ma gli anno creduto. A Oxford, non si sa come, passa tre anni invece di uno, durante i quali eccelle più che altro negli sport.

La sua prima vocazione si manifesta presto: la politica. A soli 29 anni viene eletto deputato per il partito conservatore, ma le sue ambizioni sono troncate dopo cinque anni, nel 1974, quando investe tutti i suoi soldi in uno schema truffaldino e finisce in bancarotta. Ed è qui che Archer si reinventa scrittore: come ha confessato lui stesso, per ragioni puramente venali («Se non fossi finito sul lastrico - ebbe a dire - sarei diventato ministro dei Trasporti e non avrei mai scritto una riga»).

Il suo primo bestseller è Kane and Abel (che in inglese si pronuncia come Caino e Abele, e così è stato tradotto in italiano), del 1979, cui seguiranno oltre 30 romanzi che hanno venduto ben 300 milioni di copie in tutto il mondo, facendone uno degli scrittori di maggior successo commerciale di tutti i tempi. Ma la critica lo ha sempre deriso per le sue trame macchinose e il suo stile piatto e legnoso: anche se a lui importava poco, seduto su una fortuna stimata a circa 300 milioni di euro, che ne fa l’autore britannico più ricco dopo J. K. Rowling. Archer si definiva un narratore, non uno scrittore, uno in grado di mettere insieme una trama capace di avvincere il lettore, più che sedurlo con le volute del linguaggio.

A testimoniare la posizione raggiunta c’era la sua incredibile casa, dove ha più volte ricevuto il «Corriere»: un attico sul Tamigi dalle cui vetrate si dominava l’intero panorama di Londra, e alle cui pareti facevano capolino qui un Picasso, li’ uno Chagall… Ma il tutto era arredato con uno stile più da oligarca russo che non da upper class inglese, cui Archer non è mai appartenuto.

Per arrivare lì in cima, lui aveva dovuto affrontare rovinose cadute e altrettante rinascite. A metà degli anni Ottanta, riavutosi dalla rovina grazie ai suoi libri, torna in politica e riesce a farsi nominare vice-presidente del partito conservatore da Margaret Thatcher, con la quale aveva stretto un’amicizia che durerà fino agli ultimi giorni della Lady di Ferro. Ma nel 1987 e’ costretto a dimettersi dopo che i tabloid rivelano la sua relazione con una giovane prostituita: Archer però fa causa per diffamazione e la vince. A testimoniare in suo favore al processo c’è anche sua moglie Mary, una eminente scienziata di Cambridge ma soprattutto una donna che ne ha sopportato tutta la vita menzogne e tradimenti, senza mai battere ciglio.

Archer, che nel 1992 è stato nominato alla Camera dei Lord dall’altro suo grande amico, l’ex premier John Major, col quale ha continuato a giocare a golf fino agli ultimi anni; nel 2000 viene quasi scelto come candidato conservatore a sindaco di Londra: e lo sarebbe diventato (al posto di Boris Johnson), se la sua candidatura non fosse stata deragliata dalla scoperta che, al processo del 1987, aveva mentito sotto giuramento fabbricando alibi falsi.
È così che Archer viene condannato a quattro anni di carcere e gettato nelle galere di Sua Maestà a fianco di ladri e tagliagole. Come ha raccontato lui stesso, un’esperienza formativa che ha dato nuova linfa alla sua narrativa. I suoi libri hanno infatti sempre attinto a piene mani dalla sua esperienza di vita e raccontano spesso di outsider che devono farsi strada nel mondo a dispetto dello snobismo dell’establishment. Che è un po’ quello che Jeffrey Archer ha provato a fare, con indiscutibile riuscita.

5 ottobre 2026, 23:27 - Aggiornata il 6 ottobre 2026 , 12:40

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