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Come cambia l'Inter con Curtis Jones: i sette centrocampisti, la rivoluzione che tenta Chivu, il problema Bastoni-Dimarco

Come cambia l'Inter con Curtis Jones: i sette centrocampisti, la rivoluzione che tenta Chivu, il problema Bastoni-Dimarco

Un altro inglese, il terzo della campagna di Marotta e Ausilio, per potenziare la regina, già ben salda sul trono. Curtis Jones, 25 anni, centrocampista del Liverpool, costerà 30 milioni più 5 di bonus che non sono pochi per un giocatore con il contratto in scadenza nel 2027. Ma il motorino dei Reds era in cima alla lista di Cristian Chivu, che adesso ha tutto quanto serve per difendere lo scudetto e provare a dare l’assalto alla Champions.

Nella scorsa stagione l’Inter ha vinto il campionato senza troppi patemi, ma anche senza quasi mai prevalere negli scontri diretti e soprattutto abbandonando troppo presto, contro i norvegesi del Bodo, la Coppa dalle grandi orecchie. Le due finali perse con Manchester City e Psg (con i francesi più che una sconfitta un’umiliazione) sono rimaste sul gozzo ai nerazzurri anche se nessuno, all’inizio della stagione, guarda così lontano. L’obiettivo è tenere in piedi il doppio binario, almeno sino a primavera. Poi si faranno i conti.

Servono qualità, fisico e alta tensione. L’Inter made in Premier sembra pronta. Jones, l’ultimo arrivato, è moderno e versatile, lesto nel box-to-box, bravo sia in fase di copertura sia nel momento di rilanciare l’azione. In mezzo al campo i campioni d’Italia hanno alzato notevolmente il livello, considerando il buon precampionato di Stankovic, la qualità di Barella, Calhanoglu, Zielinski e dell’eterno Mkhitaryan, la forza di Sucic sempre più inserito nei meccanismi. Un centrocampo super con sette interpreti intercambiabili.

Anche i primi due arrivati dall’Inghilterra hanno riempito il cuore di Chivu. John Stones ha 32 anni e nelle ultime due stagioni ha pagato pegno agli infortuni e forse andrà centellinato, ma è cresciuto alla scuola di Guardiola e sa come comandare il reparto arretrato. Stones potrebbe essere l’uomo giusto per portare avanti il cambiamento da tre a quattro della linea. Una specie di rivoluzione che l’allenatore ha in testa sin dalla passata stagione, ma che per adesso ha tenuto chiusa nel cassetto delle intenzioni. Il problema sono Bastoni e Dimarco e anche le risposte date dal 3-5-2 ereditato da Inzaghi nella sua prima avventura. Ma in Europa è un sistema penalizzante, le grandi squadre giocano quasi tutte a quattro perché, come dice lo stesso Chivu, «nel calcio moderno bisogna attaccare, a costo di prendersi qualche rischio». Vedremo. Per adesso Chivu non ha abbandonato la vecchia strada per la nuova.

Stones può dirigere il reparto con Akanji, suo vecchio compagno di squadra nel City, dirottato sul centrodestra senza dimenticarsi che c’è sempre il tedesco Bisseck, una forza della natura anche se mostra qualche pausa di troppo.

Spence ha il compito di non far rimpiangere troppo Palestra: ha giocato un buon Mondiale, conosce l’Italia grazie all’esperienza fatta nel Genoa, è diventato grande nel Tottenham e gioca senza problemi su entrambe le fasce. A lui spetta il compito più difficile: non far rimpiangere Dumfries, che aveva fisico, corsa e gol. Spence non vale l’olandese, ma ha margini di miglioramento e impara in fretta. Intanto la sua prima preoccupazione è vincere il ballottaggio con la vera rivelazione dell’estate nerazzurra: vale a dire Diouf, che Chivu ha sperimentato con successo sulla corsia destra tanto che adesso i nerazzurri stanno pensando di cedere Luis Henrique alla Roma.
E poi occhio all’ultima sorpresa: nello sprint finale del mercato potrebbe arrivare un attaccante. Chivu non ci pensa. Il suo obiettivo è partire bene e fare bottino pieno con Monza e Cagliari prima dello scontro con il Napoli alla terza giornata che vale già un piccolo pezzo di scudetto. L’attesa è finita. Si comincia a fare sul serio.

20 ago 2026 | 07:13

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