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Il pagellone del Giro d'Italia: Vingegaard non è Pogacar? Non è colpa sua (10 e lode). Pellizzari senza voto

Il pagellone del Giro d'Italia: Vingegaard non è Pogacar? Non è colpa sua (10 e lode). Pellizzari senza voto

Le lacrime sul podio di un Jonas Vingegaard dal volto finalmente umano permettono al danese di recuperare la lode che aveva perso a Milano per aver imposto con modi da boss alla giuria (senza mandato dei colleghi, per tutelare se stesso) la neutralizzazione dell’ultimo giro del circuito. Dieci e lode, stesso voto del Pogacar 2024: se Vingo non lancia le borracce in corsa ai bambini come fa lo sloveno ed esulta composto come monaco di clausura mica è colpa sua.

A un voto di distanza (con un nove pieno) c’è Afonso Eulalio, portoghese sconosciuto ai più ma anche ai meno, che ceduta la maglia rosa a Vingo dopo nove tappe ha portato a Roma la bianca correndo ogni giorno come se non ci fosse un domani. 

Otto e mezzo Felix Gall, secondo, e Jay Hindley, terzo: Jonas pedala su un altro pianeta, loro non hanno sfigurato. Otto e mezzo a Paul Magnier per le tre tappe e la maglia ciclamino finale e a Davide Piganzoli, che ha conteso a Eulalio la casacca di miglior giovane pur spremendosi per capitan Vingo.

Otto alla Emirates che senza Pogacar e senza Del Toro destinati al Tour e senza Vine, Soler e Yates caduti in Bulgaria si è inventata quattro vittorie di tappa con Narvaez (otto) e Arrieta.

Otto e lode (si può?) a Damiano Caruso che al suo ultimo Giro è ancora nella top ten pur avendo fatto da chioccia a Eulalio e Silva (primo uruguagio in rosa). Otto ad Alberto Bettiol, il più discontinuo talento degli ultimi dieci anni, per la vittoria a Verbania e per come ha aperto il suo cuore in conferenza stampa. Otto a Pippo Ganna per la crono spaziale di Massa, il lavoro da mulo per Arensman e Bernal, l’arrembaggio di ieri a Roma, otto a Davide Ballerini per il capolavoro di equilibrio di Napoli.

Un sette e mezzo meritato a Giulio Ciccone, brontolone, fuori tempo negli attacchi e nell’imprecare contro tutti e tutto, che però non si è mai arreso e con la maglia azzurra ha salvato una Lidl-Trek (cinque) rattoppata e un po’ confusa ma con Jonathan Milan che, come uno studente messo alle strette, all’ultima interrogazione a Roma è passato dal cinque al sette

Senza voto per rispetto alla sua giovane età Giulio Pellizzari che saprà far tesoro degli schiaffoni incassati nella seconda e terza settimana per troppa irruenza.

Cinque al ciclismo italiano e a chi l’ha portato (in primis una Federazione Ciclistica Italiana a corto di idee e uomini) al peggior risultato in 109 edizioni della corsa rosa: nessun azzurro nei primi sette, un podio che manca da cinque edizioni. Un viaggio in Danimarca (otto a Valgren, il reduce), Norvegia (sette alla Uno-X Mobility, monocolore scandinava) o Francia per vedere come lavorano i federali locali nel reclutare i giovani non farebbe male.

Un generoso sei- di incoraggiamento ai due team italiani in gara per grazia (leggi wild card) ricevuta. La Bardiani lamenta di non avere budget e di venir scippata di talenti dai big team ma ripropone lo stesso modello di management da vent’anni, la Polti con Ivan Basso che si affanna a spiegarci come vincere non sia tutto ma se non vinci niente si chiama cicloturismo.

 Quattro a quei team World Tour (Picnic, Alpecin, Lotto, per non fare nomi) che utilizzano il Giro come terreno di allenamento per corridori di terza fascia o li mandano a casa dopo due settimane.

Dieci alle centinaia di migliaia di tifosi che come sempre si sono arrampicati sulle montagne, dalla Calabria al Friuli per tifare civilmente tutti, da Vingegaard a Malucelli che è arrivato con sei ore di distacco dal danese. Dieci ha chi ha lasciato graffiti, coccarde, striscioni rosa fuori da case, scuole, edifici pubblici per far festa

Dieci al Friuli-Venezia Giulia per come ha gestito, promosso, esaltato la corsa nel suo territorio e per aver ricamato sulla maglia rosa (con l’aiuto di Rcs Sport) non un logo commerciale ma una frase che ricorda uno dei più importanti momenti di solidarietà nella storia d’Italia, la ricostruzione dopo il terremoto del 1976. Il «Friuli Non Dimentica e Ringrazia», il Giro anche.

1 giu 2026 | 07:27

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