Economia

Cosa succede nel credito italiano e cosa cambia per famiglie e imprese: banche più solide ma meno concorrenza. La corsa ai dividendi

Cosa succede nel credito italiano e cosa cambia per famiglie e imprese: banche più solide ma meno concorrenza. La corsa ai dividendi

Banche più grandi, profittevoli e capaci di proiettarsi in Europa, da un lato. Meno concorrenza nel credito e nei servizi alle famiglie e imprese, dall’altro. Comunque si concluda la disfida fra Intesa Sanpaolo e Mps, questo sarà l’esito della grande partita di risiko che ormai da mesi si gioca in Italia a colpi di offerte pubbliche di acquisto (opa), di scambio (ops) e miste (opas).

Qual è la differenza fra opa, ops e opas?

Un’opa è un’offerta di acquisizione tutta in denaro. Un’ops è invece uno scambio: il pretendente propone ai soci della «preda» di diventare suoi azionisti. Un’opas, infine, è una combinazione delle due: l’acquirente mette sul piatto sia suoi titoli sia denaro.

Chi ha mosso per primo sul tavolo del risiko bancario italiano?
UniCredit che, dopo aver comprato una quota nella banca tedesca Commerzbank, ha lanciato a novembre del 2024 un’ops per rilevare Banco Bpm, salvo poi rinunciare all’offerta a causa delle condizioni imposte dal governo italiano. Dieci mesi più tardi è stata Mps a muovere su Mediobanca con un’opas che invece è andata in porto, consentendo all’istituto senese di acquisire non solo la storica banca d’affari milanese ma anche la partecipazione del 13% di Assicurazioni Generali da essa custodita.

Quando è entrata in gioco Intesa?
A inizio giugno 2026 Intesa Sanpaolo ha annunciato un’opas del valore di 30,6 miliardi proprio su Monte dei Paschi di Siena, offrendo 16 sue azioni e un euro per ogni titolo di Mps consegnato. L’obiettivo è creare un gruppo da 27 milioni di clienti e capace di 16 miliardi di utili all’anno.

Cosa c’entrano Unipol e Bper Banca?
Sono alleate di Intesa Sanpaolo. Se la scalata a Mps avrà successo, Intesa intende mantenere 625 filiali Mps, Mediobanca e il 13% di Generali. La compagnia assicurativa Unipol rileverebbe invece altre 635 filiali di Mps per poi «girarle» a Bper Banca, di cui la stessa Unipol è azionista al 20%.

Come ha reagito Mps?
Il cda di Mps ha espresso dubbi sul prezzo, sui numeri e sul senso industriale dell’aggregazione. Ha poi rimarcato i rischi di uno spezzatino per il marchio storico e la presenza territoriale del Monte. Una preoccupazione condivisa dalla premier Giorgia Meloni che si è augurata che «Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità».

Quale alternativa propone Mps?
L’ad Luigi Lovaglio ha proposto ai soci la promozione di una doppia offerta pubblica di scambio su Banco Bpm e Banca Generali. del valore complessivo di 34 miliardi. E il pagamento di un dividendo straordinario da 4 miliardi, in parte in contanti (1 miliardo) e in parte attraverso la distribuzione del 4,5% di Assicurazioni Generali.

Quali ostacoli dovrà superare?
A causa dell’offerta di Intesa, Mps è in passivity rule, non può fare acquisizioni senza il previo ok dei suoi azionisti. Fra loro ci sono i Del Vecchio (17,5%), il gruppo Caltagirone (10,2%), Blackrock (5%), il Mef (4,8%) e lo stesso Banco Bpm (3,7%).

Chi altri deve convincere Lovaglio?
Il successo del piano di Mps dipende anche dal consenso di Assicurazioni Generali, socio al 50,1% di Banca Generali, e dei francesi di Crédit Agricole, azionisti al 29,3% di Banco Bpm.

Cosa promettono Intesa e Mps ai soci?
Se la scalata al Monte andrà in porto, Intesa promette di pagare loro 61 miliardi entro la fine del 2029. La contromossa contempla la distribuzione di una cedola straordinaria agli azionisti da 4 miliardi, parte in denaro e parte in azioni Generali. Il piano del ceo Luigi Lovaglio calca poi la mano sulla quantità di cedole che una Mps indipendente riuscirà a versare ai soci grazie alle conquista di Banco Bpm e Banca Generali: 15 miliardi di qui al 2030. Intesa e Mps puntano così ad avere il favore del mercato, soprattutto dei grandi fondi internazionali che sono decisivi nel loro azionariato e hanno come stella polare il rendimento dei loro investimenti.

Quanti dividendi hanno pagato le banche agli azionisti?
Quest’anno le banche e gli altri gruppi finanziari europei distribuiranno ai loro soci 228 miliardi fra dividendi e buyback. È una somma senza precedenti, più alta 13% rispetto al 2025, calcola Bloomberg Intelligence. Il tesoro è figlio dell’aumento considerevole degli utili del settore bancario europeo che, tuttavia, non è dovuto a un altrettanto ampio incremento dei ricavi che, anzi, sono pressoché fermi dal 2020. Il boom della profittabilità è invece figlio soprattutto dell’aumento dei tassi di interesse (ribaltato solo in parte su depositi) e dei risparmi sui costi. Nonché del grande fermento che sta interessando l’industria come dimostra il gran numero di scalate promosse in questi anni in Italia. Il cui successo, molto spesso, dipende dai soldi messi sul piatto dei soci non solo con l’offerta iniziale ma anche con i piani futuri di dividendi e buyback. Anche la disfida fra Mps e Intesa Sanpaolo, così, si deciderà probabilmente sul filo della remunerazione dei soci.

Cosa cambia per famiglie e imprese?«
L’ondata di acquisizioni in corso nel settore bancario italiano ed europeo porta alla formazione di gruppi più grandi, solidi e profittevoli, in grado di investire di più sull’innovazione e di competere meglio con i colossi bancari americani che tanto spazio hanno preso in Europa. D’altra parte, le aggregazioni, specialmente nazionali, riducono la concorrenza e, quindi, possono portare a una riduzione dell’offerta di credito per famiglie e imprese, oltre che a un aumento del costo dei finanziamenti e a un’ulteriore diminuzione degli sportelli:  tra il 2015 e il 2025 la rete bancaria italiana è scesa da 30.258 a circa 19.140 filiali, con un taglio del 36,7% delle filiali.

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