Economia

Trump rilancia la corsa allo spazio: mille lanci e rientri entro il 2030. La sfida di Musk e Bezos

Trump rilancia la corsa allo spazio: mille lanci e rientri entro il 2030. La sfida di Musk e Bezos

La nuova corsa allo spazio americana passa dalle rampe di lancio, dai satelliti, dalle frequenze radio e dai contratti militari. Donald Trump ha firmato un memorandum per accelerare lo sviluppo dell’industria spaziale degli Stati Uniti, con un obiettivo ambizioso: portare entro il 2030 la capacità delle infrastrutture nazionali a oltre mille operazioni l’anno, tra lanci e rientri. Una strategia che affida un ruolo centrale alle imprese private e promette di favorire soprattutto SpaceX di Elon Musk e Blue Origin di Jeff Bezos, protagoniste di un mercato globale che nel 2025 ha raggiunto i 686 miliardi di dollari.

Nel 2025 negli Stati Uniti sono stati effettuati 178 lanci, dieci volte più che nel 2013. La cifra riguarda però soltanto i decolli, mentre il nuovo obiettivo comprende anche i rientri: Colpisce comunque la distanza rispetto alle previsioni della Federal Aviation Administration: appena il 28 luglio l’agenzia stimava 214 operazioni spaziali nel 2026 e 507 nel 2036. Trump vuole superare il doppio di quell’ultimo valore con sei anni di anticipo.

Per aumentare la capacità, il memorandum ordina alle agenzie federali di aprire maggiormente le infrastrutture pubbliche agli operatori commerciali, incentivare investimenti congiunti nelle basi, accelerare autorizzazioni e valutazioni ambientali e rendere più efficiente la gestione delle finestre di lancio. Entro 90 giorni dovrà essere individuata un’ulteriore area federale per i rientri. Dipartimento del Commercio e Federal Communications Commission, l’autorità americana delle comunicazioni, dovranno invece assicurare l’accesso alle frequenze necessarie alle operazioni. La linea politica è chiara: salvo esigenze di sicurezza, Washington dovrà evitare iniziative pubbliche che ostacolino o facciano concorrenza alle imprese private del settore.

Il primo beneficiario è SpaceX, che giovedì 20 agosto ha chiuso in calo del 4,05% a 134 dollari sul Nasdaq, ancora sotto il prezzo di collocamento di 135 dollari. Nel 2025 la società ha effettuato 170 lanci, mettendo in orbita circa 2.500 satelliti. Una maggiore disponibilità di rampe, corridoi aerei, autorizzazioni e frequenze consentirebbe di aumentare il ritmo delle missioni Falcon e dei test di Starship, il grande vettore riutilizzabile su cui Musk punta per l’espansione industriale, le missioni lunari e, in prospettiva, Marte. La FAA ha già analizzato la possibilità di autorizzare fino a 25 lanci annuali di Starship da Boca Chica, in Texas. A maggio, inoltre, il responsabile dell’agenzia ha riferito che SpaceX punta a raggiungere 10.000 lanci l’anno entro cinque anni: un obiettivo dichiarato dall’azienda, non un programma già autorizzato.

L’espansione riguarda anche Starlink. Un rapporto ufficiale della FCC conferma che il 9 gennaio SpaceX ha ottenuto l’autorizzazione a dispiegare altri 7.500 satelliti di seconda generazione, portando a 15.000 il totale autorizzato per quella costellazione. La società ha inoltre presentato una domanda per realizzare una rete composta potenzialmente da un milione di satelliti destinati a infrastrutture di calcolo per l’intelligenza artificiale. Ma il progetto è ancora all’esame dell’autorità.

Grazie al governo americano, intanto SpaceX sta accumulando contratti pubblici miliardari per costruire e lanciare satelliti militari, condizioni più favorevoli sulle frequenze e una spinta politica alla riduzione delle verifiche ambientali. Secondo il Wall Street Journal, le commesse riconducibili al programma di difesa Golden Dome supererebbero gli 8 miliardi di dollari. E la Space Development Agency conferma che il 16 luglio un Falcon 9 ha portato in orbita 21 satelliti destinati alla rete militare americana per comunicazioni e tracciamento delle minacce.

Non tutte le commesse, comunque, convergono sull’azienda di Musk. A luglio la Space Force ha assegnato contratti per circa 1,75 miliardi di dollari a L3Harris e Sierra Space per 36 satelliti collegati alla difesa missilistica. Un segnale della volontà di mantenere più fornitori, anche se SpaceX conserva un peso determinante nei lanci e nell’infrastruttura spaziale americana.

Anche Jeff Bezos si prepara a beneficiare della nuova politica spaziale del presidente Trump attraverso attività distinte. Blue Origin, la sua società spaziale, ha annunciato il 12 agosto la costruzione di una nuova rampa a Cape Canaveral, la LC-36B, destinata a una nuova versione del razzo New Glenn. Il progetto comprende impianti per l’integrazione dei vettori e la preparazione dei carichi, sviluppati anche in collaborazione con il governo americano. Blue Origin impiega oltre 4.500 dipendenti in Florida e ha dichiarato investimenti superiori a 3 miliardi di dollari attraverso una rete di oltre 500 fornitori locali.

L’accelerazione delle autorizzazioni potrebbe aiutare l’azienda anche a recuperare terreno dopo l’incidente avvenuto il 28 maggio durante un test a Cape Canaveral, che ha danneggiato alcune infrastrutture. L’obiettivo dichiarato è tornare a volare nel corso del 2026.

Separatamente, Amazon, distinta da Blue Origin, che fa capo direttamente a Bezos, sta sviluppando una propria costellazione per le comunicazioni satellitari. La FCC ha autorizzato a febbraio altri 4.500 satelliti del progetto Kuiper, portando il totale complessivo a circa 7.700. Una maggiore disponibilità di lanci potrebbe rendere più agevole il dispiegamento della rete e rafforzarne la capacità di competere con Starlink.

Le opportunità si estendono oltre l’orbita terrestre. La Casa Bianca punta a riportare astronauti americani sulla Luna nel 2028 e a favorire trasporti commerciali verso il satellite e, in prospettiva, Marte. La NASA prevede che Artemis III, nel 2027, collaudi in orbita terrestre i sistemi di allunaggio sviluppati da SpaceX e Blue Origin, mentre Artemis IV dovrebbe segnare il ritorno sulla superficie lunare nel 2028. L’ispettorato generale dell’agenzia ha però segnalato ritardi, difficoltà tecniche e criticità di sicurezza nei programmi di entrambi i fornitori.

L’intera industria si sta riorganizzando. Nel 2025 il mercato spaziale globale è cresciuto del 12%, arrivando a 686 miliardi di dollari: circa 544 miliardi provengono dalle attività commerciali, il 79% del totale, secondo i dati della Space Foundation. 

Rocket Lab, società aerospaziale americana specializzata nel lancio di razzi e nella produzione di satelliti, ha annunciato un accordo per acquistare l’operatore satellitare Iridium, valutato circa 8 miliardi di dollari. L’operazione, che dovrebbe concludersi a metà del 2027, punta a creare un gruppo capace di competere con SpaceX integrando lanci, costruzione di satelliti e servizi di comunicazione.

Anche la Cina avanza: il 19 agosto la startup LandSpace ha recuperato il primo stadio di un razzo orbitale, avvicinandosi alle capacità di riutilizzo già sviluppate da SpaceX e Blue Origin. La nuova politica di Trump risponde anche a questa competizione con Pechino per trasformare la leadership americana nei lanci in un vantaggio industriale, tecnologico e militare destinato a durare.

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