Si è parlato d’innovazione — a questo era dedicato l‘evento — al XXIesimo convegno dell’Aidaf, l’Associazione delle aziende familiari, dal primo a 3 ottobre a Palermo. Ma l’innovazione non si raggiunge senza investimenti e per investire in momenti difficili, come negli ultimi anni, ci vuole un progetto di lungo periodo. «È la caratteristica delle aziende familiari, che in questi anni complicati si sono distinte per resilienza e costanza nell’investire, oltre che per l’apertura della governance e la pianificazione della transizione generazionale», dice Cristina Bombassei, consigliere e chief legacy officer di Brembo. È il suo ultimo convegno da presidente di Aidaf, il passaggio di consegne sarà nella primavera 2027. «Abbiano scelto il tema dell’innovazione per guardare al futuro e perché l’innovazione è una leva di continuità — dice —. Non è una perdita d’identità, al contrario. Bisogna sapere evolvere per creare valore».
Nei quattro anni della sua presidenza ci sono state molte criticità esterne. Bilancio di questo mandato?
«La capacità delle imprese familiari di resistere, di reagire alle difficoltà. Lo scenario internazionale è sempre più variabile e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Le criticità minacciano tutte le imprese, a partire dalle più piccole. Mantenere un orizzonte temporale lungo è difficile. Gli investimenti delle aziende familiari, però, restano alti malgrado il rallentamento dei ricavi, come dice l’ultimo Osservatorio Aidaf Unicredit Bocconi».
È un segno di differenza?
«Sì, è un segnale concreto di resilienza: le famiglie imprenditoriali continuano a investire anche in una fase meno favorevole, senza farsi condizionare dal breve termine e guardando alla competitività futura delle proprie aziende. In questo contesto bisogna accelerare sui processi d’innovazione, sulla governance e sulla managerializzazione. La crescita va accompagnata con nuove competenze, con l’apertura, con la capacità di confrontarsi con gli scenari internazionali. E Aidaf ha fatto molto per questo, dal Codice di autodisciplina per le società familiari non quotate, con Assonime, Sda e Bocconi, ai Legacy Book con i valori per essere “buoni antenati”. La buona condotta di oggi è importante, avrà un impatto sulle generazioni future. Non sono solo parole. Stiamo introducendo un sistema per la misurazione dei parametri di comportamento virtuoso. Stiamo anche lavorando, con la community sulle pari opportunità, a un progetto sull’educazione finanziaria con Banca d’Italia. In dieci anni l’identità delle aziende familiari è cambiata».
Per il passaggio generazionale?
«Anche, noi la chiamiamo transizione generazionale. Tra il 2010 e il 2024, rileva dall’Osservatorio Aub 2025, si sono registrate 1.944 successioni e nel prossimo decennio la transizione potrebbe coinvolgere fino a un’impresa familiare su tre, fra quelle con fatturato sopra i 20 milioni. Nei tre anni successivi al passaggio si osservano, in media, miglioramenti nella redditività, negli investimenti e nei ricavi. Il passaggio generazionale è un momento delicato e cruciale. Contribuisce al miglioramento della governance, all’inserimento di nuove competenze. Ma va preparato per tempo».
A Palermo c’erano circa 170 esponenti delle nuove generazioni su 450 partecipanti. I giovani entrano prima nell’azienda di famiglia?
«È cambiato il metodo. A discutere dell’azienda adesso si incrociano spesso due o tre generazioni e l’affiancamento dei giovani al fondatore, con il mentoring e la co-leadership, è un modo per affrontare temi come il digitale, la sostenibilità, l’intelligenza artificiale. La nextgen assume la guida intorno ai 45 anni, la senior lascia sui 75, con un periodo di affiancamento che dura circa nove anni. Un dato importante perché dice che la transizione è ora un processo graduale. I risultati sono ancora migliori quando la nuova generazione, spesso laureata e con esperienze fuori dalla famiglia, è affiancata da un manager esterno».
Brembo è quotata, ma poche aziende familiari aprono il capitale...
«Sì, nel panel Aub circa l’8%, ma stanno aumentando. Aprire il capitale, alla Borsa o ai fondi, può essere una leva importante. Porta trasparenza, rendicontazione, disciplina utile per la crescita. La Borsa è un’opportunità per le imprese, ma una Borsa unica europea aiuterebbe di più: può portare liquidità al titolo e occasioni alle aziende».
8 ott 2026 | 15:36