Economia

L’Oréal guarda all’Italia: siete strategici, presto due nuovi brand arricchiranno il nostro catalogo

L’Oréal guarda all’Italia: siete strategici, presto due nuovi brand arricchiranno il nostro catalogo

Più del 7% di crescita media annua in Italia dal 2022 al 2025. E da inizio anno a fine agosto i ricavi sono saliti dell’8%. «Stiamo guadagnando quote di mercato. A quanto pare è solo l’inizio, mi ha detto il team italiano». Per Nicolas Hieronimus l’estate ha portato anche un nuovo record in Italia. «La divisione lusso è diventata, per la prima volta a luglio, la numero uno nella Penisola. Prima eravamo al secondo posto dopo Lvmh. Il team italiano mi ha promesso che manterrà la posizione». Il ceo del gruppo L’Oréal — che a marzo festeggerà 40 anni all’interno del gruppo — è reduce da un tour sui mercati che dall’Italia lo porterà poi in India. Dalla sua nomina a ceo nel 2021, il leader mondiale nel beauty è passato da 28 a 44 miliardi di ricavi nel 2025.
«Mancano ancora alcuni mesi alla fine dell’anno, ma possiamo confermare che rafforzeremo la nostra posizione di numero uno mondiale nel settore della bellezza, grazie al contributo delle nostre quattro divisioni. Siamo leader a livello globale nei prodotti di largo consumo — con brand come L’Oréal Paris e Garnier — e nella divisione Dermatological Beauty, grazie anche a La Roche-Posay e Vichy, venduti in farmacia. E poi, naturalmente, abbiamo i prodotti professionali, come Kérastase e Redken. Nel complesso, i marchi italiani che gestiamo rappresentano una quota relativamente contenuta del totale, ma stanno crescendo molto bene e contribuiscono in modo significativo alla nostra leadership globale».

Siete già il più grande gruppo al mondo nel vostro settore. Quale è la vostra sfida oggi?
«Abbiamo più opportunità che sfide. Prendiamo l’Italia: il nostro team sta facendo un ottimo lavoro. E a quanto pare, mi hanno detto che è solo l’inizio. La nostra quota di mercato in Italia è del 17,3%. E in Europa è il 20%. Quindi c’è margine per crescere ancora. In Italia gestiamo 29 marchi del gruppo L’Oréal. Abbiamo cinque brand italiani che presto diventeranno sette: Bottega Veneta entrerà a far parte del gruppo a partire da gennaio del prossimo anno e Gucci da luglio 2027, previa approvazione delle autorità competenti. Oggi lavoriamo con marchi del calibro di Prada, Valentino, Miu Miu, Diesel, Armani».
A proposito di Armani, a che punto è il dossier? Avrebbe senso suddividere la quota del 15% in vendita?
«Ho avuto il privilegio di lavorare con il signor Armani per molti anni. Lo rispettavo e ammiravo enormemente. Era una persona davvero buona, ma non è solo così che si costruisce un impero. Siamo stati onorati di essere stati indicati nel suo testamento come potenziali partecipanti alla prima fase del processo che prevede la cessione del 15% della società. Valuteremo tutte le opportunità. Tutto è possibile, vedremo. Sarebbe più un modo per supportare la famiglia e la Fondazione che un’urgenza di business. Abbiamo una licenza importante, che io stesso con Giorgio Armani ancora in vita ho prolungato fino al 2050. Armani è un marchio che per noi vale oltre 1,3 miliardi di euro di fatturato netto da retailer come Sephora, La Rinascente, Coin e altri. Ciò che è emerso da tutte le mie conversazioni con lui è che la sua visione è sempre stata quella di mantenere l’indipendenza del marchio. Ora la palla è nel campo della famiglia. Ma il mio pensiero rimane lo stesso: è un’azienda italiana eccezionale e se in qualche modo possiamo sostenerne l’indipendenza lo faremo».

C’è effervescenza nel beauty che cresce a ritmi sostenuti...
«Il mercato è sempre aumentato, in media del 4% l’anno. Ma devo dire che in questo momento sta accelerando. Nei primi sei mesi del 2026 la nostra stima è che probabilmente si attesterà tra il 4 e il 5%. Ci sono molti fattori che lo stimolano. La bellezza è l’argomento numero uno sui social network».
La crescita è ben superiore a quella di moda e lusso,
«Sono settori e margini diversi. I nostri prodotti devono stare sul mercato diversi anni, si pensi a una fragranza iconica come Libre, mentre nella moda si cambia a ogni stagione. Non abbiamo direttori creativi dietro i nostri marchi, ma quando collaboriamo con le case di moda ci ispiriamo al lavoro degli stilisti. L’Oréal è presente in tutte le categorie: profumi, cura della pelle, trucco, cura dei capelli. Quindi non siamo ciclici come, ad esempio, il settore del lusso. Quando il lusso è stato in piena espansione anche noi del beauty ne abbiamo tratto vantaggio. Ma quando il ritmo è un po’ più lento, abbiamo altri settori su cui poter contare, come la dermocosmesi e la cura dei capelli. Offriamo prodotti di bellezza per tutte le fasce di prezzo e in tutti i canali di distribuzione. Ed è per questo che siamo riusciti a continuare a primeggiare».
Quali aree del mondo sono le più dinamiche in questo momento?
«L’Europa se la cava sorprendentemente bene. Anche gli Stati Uniti sono piuttosto positivi. La Cina, che era in territorio negativo, è tornata a un livello moderatamente positivo, intorno al +2%. Non è eccezionale, ma è positivo e nella prima metà dell’anno la nostra crescita in Cina si è attestata al 5%. I mercati più dinamici sono il Sud-est asiatico, l’India, l’Indonesia e il Vietnam che crescono a doppia cifra. Anche il mercato in Arabia Saudita ha un trend positivo. È un’area di grandi opportunità per noi. Ma se abbiamo tutte queste opportunità di crescita è grazie all’innovazione».

Quanto investite in tecnologia?
«Circa 1,5 miliardi, attorno al 3% del fatturato. Ma la cosa straordinaria è che riusciamo a fare molto di più rispetto a prima grazie all’IA. La velocità con cui possiamo scoprire, testare o analizzare nuove molecole si è quintuplicata. Uno dei motivi per cui stiamo guadagnando quote di mercato è che abbiamo incrementato significativamente il numero di nuovi prodotti, pur mantenendo gli stessi budget. Grazie agli investimenti che facciamo in tecnologia, i nostri ricercatori riescono a sviluppare nuove molecole e nuove formule molto più velocemente. E poi non dimentichiamo gli 1,3 miliardi investiti in ricerca e sviluppo, un ambito nel quale lavorano 8 mila persone nel mondo se contiamo anche chi lavora sui dati e sulla tecnologia applicata alla bellezza. Tecnologia e R&S si intersecano. E l’effetto è molto potente. In oltre 100 anni dedicati alla bellezza abbiamo accumulato un’enorme quantità di dati che possono alimentare i nostri sistemi e la nostra IA. E abbiamo anche costruito un ecosistema di partner solido e diversificato con OpenAI, Nvidia e Ibm».
Guardate ad altre acquisizioni?

«Il mio board dice che ho già speso parecchio. Aesop è stata un’acquisizione importante. Poi Kering Beauty, con Creed, Bottega Veneta, Balenciaga e Gucci. Abbiamo anche acquisito marchi come Dr.G, il numero uno per la cura della pelle in Corea, che presto arriverà anche in Italia. Poi abbiamo rilevato una quota in Galderma, il marchio di medicina estetica e farmaceutica, quotato in Svizzera e di cui possediamo il 20%. Faremo altre operazioni? Siamo sempre alla ricerca e prima o poi le aziende che vogliono vendere si rivolgono a noi. Studiamo ogni caso e acquisiamo solo ciò che è complementare e ha senso dal punto di vista finanziario. Certo, alcuni chiedono cifre folli e noi dobbiamo essere seri e responsabili nei confronti dei nostri azionisti».

8 ottobre 2026, 15:06 - Aggiornata il 8 ottobre 2026 , 15:06

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