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Guardiola, il «no» all'Italia, il divorzio da Cristina Serra: storia dell'«ossessione» che gli è costata il matrimonio (e di un sabbatico impossibile da rimangiarsi)

Guardiola, il «no» all'Italia, il divorzio da Cristina Serra: storia dell'«ossessione» che gli è costata il matrimonio (e di un sabbatico impossibile da rimangiarsi)

Pep Guardiola è stato molto vicino ad accettare l’incarico di commissario tecnico della nazionale italiana. Il nostro Paese gli piace da sempre, l’idea di cambiare ritmi di lavoro rispetto ai club lo incuriosiva, profondità e difficoltà dell’impegno lo esaltavano e Guardiola nutre grande considerazione per le due persone che gli hanno recato la proposta, Paolo Maldini e Leonardo.
Se ha detto di no dopo aver ammesso alla sua cerchia la tentazione di un sì, è stato perché il fresco ritorno a Barcellona aveva una ragione e un obiettivo, e il documentario in quattro puntate sulle ultime due stagioni al Manchester City, in uscita su Prime, in qualche modo li ha chiariti. Meglio, li ha sdoganati: non erano un mistero per chi sa le cose, ma quando queste cose attengono alla vita privata delle persone esiste un limite alla loro diffusione.

Ora però abbiamo visto nei trailer di «A beautiful obsession» la furia con la quale Guardiola, dopo la sconfitta dalla Juventus dell’11 dicembre 2024 — la settima in dieci partite — grida alla squadra «sto vivendo un fottuto divorzio dalla donna più meravigliosa del pianeta, mia moglie, anzi la mia ex moglie. Continuo ad amarla in un modo incredibile, ma abbiamo perduto la passione. La amo? Certamente! Lei mi ama? Sì, ma abbiamo perduto la passione. Perciò lo dico a voi, ragazzi: qualsiasi cosa facciate, fatela con passione. Io non voglio grandi giocatori, io voglio giocatori appassionati».

Con questo discorso di getto, Guardiola portò nello spogliatoio il tema di quanto impatti la vita privata sulla professione anche nel calcio: la squadra ne aveva notato i frequenti attacchi d’ansia e anche il mondo esterno s’era accorto che qualcosa non andava. La sera della rimonta del Feyenoord sul campo del City, 26 novembre, da 3-0 a 3-3 nell’ultimo quarto d’ora, Pep si presentò in conferenza con viso e cranio pieni di tagli ed ecchimosi. Altro che rissa nello spogliatoio, come avevano ipotizzato i malevoli: erano le piccole ferite autoinflitte che chi vive situazioni di stress e depressione ben conosce.

Le rivelazioni sul peso della separazione dalla moglie Cristina — autunno 2024 — spiegano a posteriori la frase con la quale Guardiola si è congedato da Manchester dopo dieci anni: quando disse di voler stare accanto alla sua famiglia non intendeva soltanto vegliare sul vecchio padre Valenti, che ha compiuto da poco 95 anni, ma anche l’umano tentativo di rimettere assieme i cocci del matrimonio. E per quanto il lavoro di commissario tecnico consenta molti più spazi rispetto a quello di allenatore, rimangiarsi la determinazione all’anno sabbatico «familiare» meno di due mesi dopo averla proclamata avrebbe chiuso qualsiasi eventuale spiraglio, anche perché è proprio il lavoro — e la città in cui lo svolgeva — la ragione di quella perdita della passione di cui Guardiola parlò nello spogliatoio.

Cristina Serra, compagna di Pep da trent’anni (i due si sono sposati nel 2014, quando avevano già i loro tre figli), aveva manifestato da tempo la propria stanchezza per la vita di Manchester, tanto che la notte dei festeggiamenti dopo la sospirata vittoria della Champions del 2023 gli amici raccontarono una frase rivelatrice, «finalmente l’ossessione è finita, adesso possiamo tornare a casa». Non a caso la separazione avvenne subito dopo la firma di Pep su un prolungamento di contratto col City che sorprese tutti, perché l’addio era dato per scontato: Cristina l’interpretò come una scelta precisa a favore del calcio sulla famiglia, fece le valigie e tornò a Barcellona.

Dal campo di Pep arrivarono spiegazioni affrante sul fatto che il City stesse attraversando un periodo negativo, e lui non se la fosse sentita di abbandonare la squadra in difficoltà. Nel documentario Guardiola dice ai giocatori, dopo una brutta sconfitta col Bayer Leverkusen, «ho sacrificato per voi la mia vita, il mio matrimonio, la mia famiglia e questo è ciò che ricevo in cambio. Quando assisto a prestazioni così mediocri mi sento esausto, svuotato, mi viene voglia di lasciare. Quando giocate così, sento tutta la mia solitudine».

Sono annunciati molti altri retroscena, nelle quattro puntate di Prime, dal congedo burrascoso di Walker a quello doloroso di De Bruyne. Ma quello che ci tocca per la speranza sfumata (o il sollievo provato, mica c’era l’unanimità su di lui) di vedere Guardiola sulla panchina azzurra, è il capitolo familiare. Né lui né la moglie sono stati paparazzati in diversa compagnia da quando la loro separazione è ufficiale. Il resto, al caso, lo scriveranno loro.

19 agosto 2026, 07:11 - Aggiornata il 19 agosto 2026 , 08:16

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