Giorgia Meloni ha scelto di tuelarsi, come aveva già fatto la cantante Taylor Swift. Ha così registrato il marchio vocale «Sono Giorgia Meloni», per evitare altri casi di clonazione e falsi generati in rete. La premier aveva già fatto ironia sui deepfake, contenuti generati o manipolati attraverso l’intelligenza artificiale, nel caso di alcune sue fote «ritoccate», qualche mese fa. Di fronte all’invasione di immagini e contenuti completamente irreali, generati dagli algoritmi, non è la sola a muoversi. I governi del mondo, in ordine sparso, stanno proponendo e votando leggi ad hoc che tutelino l’identità reale delle persone dai «ladri» di voce e volti. Vediamo a che punto siamo.
Nel nostro Paese non è un reato generare deepfake, ma è punibile penalmente chi causa un danno a seguito della loro creazione. Lo sansisce la Legge 132/2025, che ha introdotto il reato di diffusione illecita di contenuti generati o manipolati tramite Ai, con pene detentive da uno a 5 anni. Invece, è ancora in corso di esame al Senato il Ddl 644, che norma la tutela dell'identità personale contro gli abusi dell'intelligenza artificiale e stabilisce il diritto esclusivo di ogni individuo sulla propria immagine, voce ed espressione; si applicherebbe anche in caso di usi satirici o comici.
L’Italia non è sola in questo tentativo di regolamentazione. La Danimarca, nel giugno 2025, aveva proposto una riforma della legge sul diritto d'autore per dare ai suoi cittadini il controllo legale su voce, volto, corpo contro i deepfake. Si tratta di una vera e propria legge sul «copyright», che tratta il corpo come una proprietà intellettuale. In questo caso la satira è ammessa. In caso di clonazione, si può richiedere la rimozione dal web. Nel marzo 2026, la Commissione Europea ha però sollevato dei dubbi, soprattutto rispetto all’armonizzazione della proposta con le leggi europee. «Nonostante il sostegno internazionale alla tutela dell'identità personale, diversi esperti evidenziano che tali misure non costituiscono un vero diritto d'autore in senso stretto, ma piuttosto una tutela dei diritti della personalità.
Molti Stati membri sottolineano inoltre la sovrapposizione con normative esistenti, come il GDPR e l'AI Act, sollevando dubbi sulla reale necessità di estendere il copyright anziché migliorare l'applicazione delle leggi vigenti», scriveva la Commissione.
La legge - anche a causa dei controlli della Commissione Ue - non è ancora in vigore, gode però del sostegno ampio del governo e resta uno dei casi più seguiti a livello internazionale.
In Francia esiste il reato di Deepfake, regolamentato dalla Loi SREN (Sécuriser et réguler l’espace numérique), approvata nel maggio 2024. La legge ha introdotto un reato specifico per la diffusione di deepfake non autorizzati.
Va ricordato che in tutta Europa è in vigore da agosto la sezione dell’Eu Ai Act (il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale) dedicata alla trasparenza: chiunque usa l’Ai per generare contenuti lo deve segnalare chiaramente.
La Spagna era in fase avanzata di discussione di una legge sulla protezione del diritto all'onore e all'immagine che considerava illegittimo ricreare o modificare l'aspetto o la voce di qualcuno tramite Ai per scopi commerciali o pubblicitari senza il suo consenso. Ora, con la caduta del governo Sanchez e le elezioni, si dovrà cominciare da capo.
Negli Usa le proposte sono diverse. Il No Fakes Act, che è ancora in fase legislativa, vuole dare ai cittadini un controllo esclusivo sull’autorizzazione per l’uso digitale di immagine e voce, trasferibile anche agli eredi. La discussione sul testo si è bloccata qualche settimana fa al Senato perché la legge non garantirebbe le tutele per la satira.
Alcuni Stati americani hanno invece leggi già in vigore. Il più famoso è forse il Tennessee (ELVIS Act) ovvero l'Ensuring Likeness Voice and Image Security Act, prima legge negli Usa a tutelare la voce degli artisti, con sanzioni sia civili che penali. Le norme californiane vietano invece l'uso commerciale di repliche digitali di una persona senza consenso, vale anche per le persone decedute. Molti Stati, poi, proteggono poi il sistema elettorale con l'obbligo di inserire un'etichetta visibile quando vengono usati deepfake in campagna elettorale.
Il Regno Unito non ha una legge simile a quella europea dell’Ai Act, ma la polemica imperversa dopo le dununce di molti artisti. In estate, oltre 80 attori britannici hanno firmato una lettera aperta al Primo Ministro per chiedere una legge che riconosca la proprietà intellettuale della propria voce.
La Cina ha normato fin dal 2023 la creazione di deepfake senza il consenso della persona. Le regole sono state aggiornate proprio nelle scorse settimane dalla Corte suprema del Popolo di Pechino: le nuove 24 linee guida forniscono - secondo quanto riporta il South China Morning Post - un quadro giuridico più ampio che spazia dalle violazioni della privacy e dai contenuti a sfondo sessuale fino alle frodi e alla tutela dei consumatori. Responsabili sono anche i siti e le piattaforme che pubblicano questi contenuti fake.