Anche il gruppo Caltagirone porterà la sua quota, pari al 13%, all’Opas di Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi. Lo ha comunicato oggi 8 ottobre il consiglio della FGG, capofila della realtà romana il cui cda, all’unanimità, «ha recepito integralmente le valutazioni del Comitato degli amministratori Indipendenti coadiuvato dal parere del Prof. Giovanni Fiori ed ha deliberato all'unanimità di dare voto contrario a tutti e 5 i punti dell'ordine del giorno» dell’assemblea di Mps del 29 ottobre.
Mercoledì 7 è stata la volta di Edizione che ha preso posizione nella partita che vede Intesa Sanpaolo protagonista dell’Opas sul Monte dei Paschi. Dopo Delfin, azionista di Mps con il 17,6%, anche la holding della famiglia Benetton si è schierata con la Ca’ de Sass. «Intesa è una delle principali istituzioni finanziarie private italiane ed europee. E l’offerta promossa su Mps può creare valore sia per la banca senese, sia per i suoi azionisti», ha dichiarato ieri lo stesso presidente di Edizione, Alessandro Benetton, sottolineando che «è nostra intenzione partecipare all’offerta, conferendo l’1,45% di Mps detenuto da Edizione, che diventerà azionista stabile di Intesa».
Quella quota, una volta conclusa l’offerta, si trasformerà nello 0,7% circa di Intesa. La famiglia è anche azionista di Generali con il 4,8% e guarda alle prossime fasi che porteranno sotto le insegne della Ca’ de Sass anche il 13,2% della compagnia in portafoglio a Mediobanca. «Ho molto apprezzato che Carlo Messina abbia sottolineato che l’operazione promossa da Intesa Sanpaolo rappresenterà un significativo valore sotto il profilo della stabilità dell’azionariato e dell’indipendenza di Generali». Per ora è una «dichiarazione autonoma» ma, nel caso fosse richiesto dalla normativa, Alessandro Benetton ha i poteri per trasformarla in un impegno vincolante.
Appare quindi rafforzarsi il fronte dei soci di Mps a favore dell’operazione di Intesa, che ora si attesta al oltre il 32% del capitale del Monte. La doppia offerta difensiva costruita da Mps su Banca Generali e Banco Bpm a questo punto si trova davanti un cammino in forte salita.
Lovaglio però non è un manager che rinuncia facilmente ai suoi progetti e ora punta sul consenso dei grandi fondi storicamente alleati ai suoi piani e che valgono circa il 40% del capitale di Siena.
Già da lunedì, o forse prima, sono attesi i pareri dei proxy advisor Iss e Glass Lewiss che dovranno dare a fondi e asset manager, le indicazioni di voto. Intanto, salvo novità, l’ad di Siena, Luigi Lovaglio, potrebbe rinviare il confronto con i suoi consiglieri a quello già fissato per giovedì 15 ottobre. In quella occasione dovrà dare un’informativa ai suoi consiglieri in merito alle due Ops alla luce del rilancio di Intesa Sanpaolo. E lì potrebbe anche svelare le sue eventuali carte.
Secondo rumor, se davvero prendesse corpo l’ipotesi che circola di distribuire l’intera quota in Generali (valore di circa 9 miliardi), la data dell’assise senese potrebbe anche essere rinviata. L’ordine del giorno potrebbe essere integrato, ma per modificarlo sarebbe necessaria una nuova convocazione. E i tempi giocherebbero a sfavore delle Ops di Siena su Banco Bpm e Banca Generali. L’eventualità di un aumento dell’extra dividendo lascia freddi alcuni osservatori.
L’idea può apparire attraente, riferiscono fonti: Mps quota circa 11,6 euro per azione e gli investitori incasserebbero subito circa il 25% del valore del titolo. Ma la cedola trasformerebbe in cassa un asset che è già incorporato nella valutazione della banca. Il risultato sarebbe una Mps più piccola, meno diversificata, con utili inferiori. Verrebbe infatti meno uno degli asset di maggior qualità perché Generali contribuisce alla stabilità dei profitti, alla diversificazione dei ricavi e beneficia del Danish Compromise.
Nel frattempo Unipol — che riceverà la metà degli sportelli di Mps da Intesa dopo la conclusione dell’Opas e li conferirà alla controllata Bper — ha rinnovato per dieci anni l’accordo di bancassicurazione con l’ex popolare emiliana.
8 ott 2026 | 09:41