Il risiko non si ferma ma salvo novità dell’ultima ora, il ceo del Monte dei Paschi potrebbe rinviare il confronto con i suoi consiglieri a quello già fissato giovedì 15 ottobre in seduta ordinaria. Il banchiere potrebbe prendere quindi più tempo per fornire un’informativa più completa dopo il rilancio di Intesa Sanpaolo per la sua Opas sul Monte. Anche le eventuali contromosse potrebbero quindi essere rinviate alla settimana prossima. Nei prossimi giorni si potrebbe approfondire anche il quadro informativo. Venerdì 9 ottobre è attesa la pubblicazione sul sito di Intesa Sanpaolo e del Monte dei termini completi dell’impegno preso domenica scorsa da Delfin, azionista con il 17,6% del Monte, per aderire all’Opas lanciata dalla Ca’ de Sass.
Potrebbe esprimersi anche il cda del gruppo Caltagirone, l’altro azionista di peso del Monte di cui ha il 13% e che ha sempre manifestato consenso all’offerta della banca guidata da Carlo Messina. Non è comunque da escludere che il gruppo romano decida di non dichiarare la sua posizione e vada diritto al voto all’assemblea di Mps del 29 ottobre. Un’assise che, secondo fonti, l’istituto toscano potrebbe anche rinviare. L’ordine del giorno potrà eventualmente essere integrato ma per modificarlo sarebbe necessaria una nuova convocazione. E i tempi diventerebbero molto lunghi, cosa che non giocherebbe a favore delle Ops di Siena.
Intanto il mercato valuta le ipotetiche mosse attribuite al Monte. Nel caso di un maggiore extra dividendo, che potrebbe passare dalla cessione dell’intero 13,5%di Generali – riferiscono fonti - il Monte si priverebbe di un asset strategico come Generali e di una parte rilevante delle risorse patrimoniali potrebbe essere visto dal mercato come un indebolimento della flessibilità finanziaria proprio mentre la banca è chiamata a gestire una delle operazioni più importanti della sua storia recente. La domanda è se abbia senso rinunciare a un asset di elevata qualità, con utili stabili e basso assorbimento di capitale per trasformarli in un dividendo una tantum. Il rischio è che, dopo aver incassato il dividendo, gli azionisti si ritrovino con una banca meno diversificata, con utili inferiori, minore flessibilità strategica e una dipendenza ancora maggiore dal successo dell'integrazione di Mediobanca e dalle future operazioni di m&a.
7 ott 2026 | 17:42