Cultura

Apre la Buchmesse, contestato ministro populista

Apre la Buchmesse, contestato ministro populista

L’inaugurazione della Buchmesse è ormai qualcosa di diverso dalla classica rappresentazione istituzionale. Ieri, martedì 6 ottobre, la cerimonia è stata movimentata dalla contestazione al ministro della Cultura della Repubblica Ceca, Paese ospite d’onore, Oto Klempír, musicista e paroliere, rappresentante del partito populista Motoristé, criticato in patria per i suoi interventi sul sistema culturale e sul finanziamento dei media pubblici. Dalla platea sono arrivate grida di «vergogna», un cartello lo definiva «ministro dell’anti-cultura», mentre Radka Denemarková, scrittrice critica nei confronti del governo di destra di Andrej Babiš, ha esordito così: «Alcuni ministri che distruggono la cultura vanno e vengono, ma la letteratura resta». Il suo discorso appassionato, duro contro ogni forma di fascismo, ha suscitato molti applausi: «Come posso separare la politica dalla letteratura quando l’Europa sta diventando bruna?» ha detto, sottolineando anche che nel governo ceco siedono «due ex collaboratori della Sicurezza di Stato comunista».

«Ci incontriamo qui sul filo del rasoio della storia» è la versione con cui la storica americana Jill Lepore, alla conferenza stampa, traduce il tema della fiera, This changes everything, questo cambia tutto, dove per questo si deve intendere l’intelligenza artificiale. «Hanna Arendt si chiedeva se un giorno gli esseri umani avrebbero avuto bisogno di macchine artificiali per pensare e parlare al posto loro — ha detto —. Quel giorno è arrivato». La fiera affronterà in tutte le possibili declinazioni l’AI: nella ricerca, nella produzione editoriale e soprattutto nelle regole di trasparenza. 

Sebastian Guggolz, giovane editore indipendente neopresidente dell’Associazione degli editori e dei librai tedeschi, la collega ai dati negativi sulla lettura in Germania: «Molti ragazzi non sono in grado di leggere comprendendo il significato di un testo. Così non si è nemmeno in grado di verificare una risposta fornita dall’intelligenza artificiale». L’associazione ha appena pubblicato il cosiddetto «Appello di Francoforte» alla politica e all’Europa, per chiedere trasparenza dei dati, incentivi alla concessione di licenze e strumenti efficaci per far valere i diritti degli editori. E il ministro della Cultura Wolfram Weimer lunedì sera ha assicurato che dai negoziati in corso con la maggior parte degli Stati europei «il prossimo anno potremo finalmente realizzare ciò che è urgente». 

«Se l’AI usa le opere senza che siano regolamentati i diritti e la remunerazione, l’intera catena economica viene messa sotto pressione» ha detto il presidente della fiera Juergen Boos. Con lui, negli ultimi anni, la Buchmesse ha fatto una scelta esplicita: diventare luogo di discussione sulla democrazia e sulla libertà di espressione. Il programma comprende circa 120 eventi su questi temi, mentre l’Ipa, International Publishers Association, assegnerà per la prima volta l’IpaFreedom of Expression Defenders Award a chi si impegna in questo campo. 

Boos, dopo 21 anni, lascia il timone a Joachim Kaufmann. «Ventuno anni entusiasmanti» ha detto a margine della conferenza stampa, e il più difficile non è stato il 2024, con l’Italia Paese ospite in un’edizione segnata dalle polemiche per l’esclusione di Roberto Saviano. «Se vedete oggi lo stand italiano è più bello, più grande che mai». Anche allora libertà di espressione e censura hanno tenuto banco. «Che sia la Repubblica Ceca quest’anno, o le Filippine l’anno scorso, questi temi ci sono sempre. L’Italia è stata soprattutto una celebrazione dei libri. Saviano c’era, c’erano tutti. Quindi va bene così».

7 ott 2026 | 10:07

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