Economia

Sandra Ortega, chi è l’altra figlia del fondatore di Zara: il patrimonio stellare, la vita riservata e la sfida dell’eredità (con la sorella Marta)

Sandra Ortega, chi è l’altra figlia del fondatore di Zara: il patrimonio stellare, la vita riservata e la sfida dell’eredità (con la sorella Marta)

Ci sono miliardari che comprano isole, altri che si regalano yacht grandi come condomini, altri ancora che spendono fortune per assicurarsi un posto in prima fila alle sfilate. E poi c'è Sandra Ortega, 58 anni, la donna più ricca di Spagna, che potrebbe permettersi tutte queste cose insieme e invece ha scelto di vivere a Oleiros, una cittadina della Galizia affacciata sull'Atlantico, dove il vento arriva dal mare e la ricchezza, almeno la sua, non si vede.

Nessuna ostentazione, pochissime fotografie, nessun profilo pubblico sui social network. Persino il sindaco, Ángel García Seoane, racconta a Bloomberg che, per tutto quello che possiede, ben poco lascia intuire l'immensità del suo patrimonio. Eppure Sandra è la figlia primogenita di Amancio Ortega, il fondatore di Zara, uno degli uomini più ricchi del pianeta, e possiede indirettamente il 5,053% di Inditex, il colosso della moda nato dall'impresa avviata dai suoi genitori e diventato il più grande gruppo mondiale del settore per fatturato.

La sua è la storia di un'ereditiera che sembra voler scomparire dietro la propria eredità. Un paradosso, per chi possiede una partecipazione valutata circa 8,5 miliardi di euro e una fortuna destinata potenzialmente ad aumentare ancora. Ma anche il racconto di una famiglia divisa, di due sorellastre che rappresentano modi opposti di vivere la stessa ricchezza e di una questione che va ben oltre le vicende private degli Ortega: chi controllerà un giorno l'impero di Zara e quale ruolo potrebbe avere Sandra, la figlia che non ha mai voluto occuparsi dell'azienda, ma che ne è già la seconda maggiore azionista individuale dopo il padre?

Sandra non ha mai ricoperto incarichi operativi in Inditex. Non ha disegnato collezioni, non ha diretto negozi e non siede nel consiglio di amministrazione del gruppo. Il suo potere è altrove, nei numeri e nelle quote azionarie. La holding di famiglia, Rosp Corunna ha chiuso il 2025 con un utile netto di 307,3 milioni di euro, in crescita del 2,28%, un patrimonio netto consolidato di 11,19 miliardi e attività complessive per 11,52 miliardi. La sola partecipazione in Inditex dovrebbe portare quest'anno nelle casse della holding circa 275 milioni di euro di dividendi. Una macchina finanziaria che continua a produrre ricchezza e che, secondo i conti societari riportati dalla stampa economica spagnola, destinerà integralmente gli utili del 2025 a nuovi investimenti e progetti già avviati.

Sarebbe però un errore immaginare che dietro tanta discrezione ci sia disinteresse per gli affari. Rosp detiene anche il 5,15% di PharmaMar, società farmaceutica spagnola specializzata nello sviluppo di trattamenti oncologici, investe in fondi di private equity e venture capital e ha costruito negli anni un portafoglio immobiliare che attraversa l'Atlantico. Ci sono il Waldorf Towers, edificio Art Déco del 1937 a Miami Beach, l'hotel El Prado a Palo Alto, nella Silicon Valley, e il Radisson Blu di Leicester Square, a Londra, acquistato per 142 milioni di euro. In Portogallo, la holding partecipa da oltre un decennio allo sviluppo di Na Praia, un resort di lusso affacciato su uno dei tratti di costa più esclusivi del Paese.

Insomma, la donna che rifugge il mondo dei ricchi possiede anche gli alberghi nei quali quel mondo sceglie di soggiornare. Una contraddizione soltanto apparente. Tenersi lontani dai riflettori non significa rinunciare a far fruttare il capitale. Nel 2025, secondo i dati di bilancio, gli investimenti immobiliari della holding avevano un valore contabile di quasi un miliardo di euro e i soli affitti avevano generato 49,4 milioni di ricavi. Eppure la principale fonte di reddito resta Zara: nel 2025 i dividendi di Inditex hanno fruttato a Rosp 264,5 milioni, oltre tre quarti dei ricavi consolidati. 

Il legame economico con l'azienda di famiglia, insomma, è assai più stretto di quello personale.

Per capire questa scelta bisogna tornare indietro di mezzo secolo, quando Zara non esisteva ancora e Rosalía Mera, la madre di Sandra, era una ragazza galiziana che aveva conosciuto la povertà prima ancora di imparare un mestiere. Nata nel 1944 a La Coruña, aveva lasciato la scuola a undici anni per lavorare come sarta. La sua casa guardava verso una spiaggia dove uno scarico del mattatoio riversava sangue e scarti di macellazione. In una merceria chiamata La Maja incontrò Amancio Ortega, il ragazzo che sarebbe diventato suo marito e, molti anni dopo, uno degli uomini più ricchi del mondo.

All'inizio non c'erano grandi negozi, campagne pubblicitarie o collezioni internazionali. C'erano quattro persone: Amancio, Rosalía, il fratello di lui Antonio e la cognata Primitiva Renedo. Le due donne cucivano indumenti per bambini, poi arrivò l'intuizione che cambiò tutto, una vestaglia femminile imbottita, versione economica di un modello molto richiesto. Le vendite decollarono, la produzione si allargò a una rete di lavoratrici che cucivano nei laboratori e nelle proprie case, mentre Amancio e Antonio si occupavano della distribuzione. Nel 1975, dopo un primo tentativo fallito, aprì il primo negozio Zara. Era l'inizio di una rivoluzione destinata a cambiare il modo di produrre, distribuire e acquistare abiti.

Sandra era nata nel 1968. Tre anni dopo era arrivato il fratello Marcos, affetto da paralisi cerebrale. Rosalía si dedicò sempre più alla cura del figlio, mentre Amancio si immerse nel lavoro. L'azienda cresceva, ma il matrimonio cominciava a sgretolarsi. Ortega aveva intrecciato una relazione con Flora Pérez, una dipendente dell'impresa, dalla quale nacque Marta, la figlia destinata a diventare il volto pubblico di Inditex. Nel 1984 arrivò la separazione. Da quel momento le due famiglie vissero sostanzialmente lontane l'una dall'altra, e per decenni i loro rapporti sono stati quasi nulli.

Rosalía conservò una partecipazione importante in Inditex, pur allontanandosi progressivamente dalla gestione. Quando il gruppo sbarcò in Borsa, nel 2001, vendette metà della propria quota, mantenendo circa il 7%. Lasciò il consiglio di amministrazione nel 2004 e, alla sua morte nel 2013, fu Sandra a ereditare la partecipazione materna, oggi pari al 5,053%. Insieme alle azioni, forse ricevette qualcosa di meno quantificabile: una certa idea del denaro, del privilegio e della responsabilità.

La madre infatti non amava l'ostentazione. Girava su una piccola automobile, contrattava sui prezzi e investiva energie e risorse in progetti sociali. Aveva sostenuto il diritto all'aborto e, nel 2011, aveva espresso pubblicamente solidarietà agli Indignados, il movimento di protesta nato dalla crisi economica. Sandra ha ereditato quella sobrietà, portandola ancora più lontano. Secondo il produttore cinematografico Pancho Casal la figlia è persino più determinata della madre a impedire che qualcuno si accorga della sua ricchezza.

A rendere ancora più singolare la sua storia è il confronto con Marta Ortega, la sorellastra che dall'aprile 2022 presiede Inditex e rappresenta la continuità dinastica dell'impero. Marta è il volto riconoscibile della nuova generazione: ha lavorato nell'azienda, ne ha seguito l'evoluzione creativa e commerciale, frequenta il mondo della moda ed è abituata a muoversi sotto lo sguardo dei fotografi. Sandra, al contrario, sembra aver costruito la propria identità attorno a tutto ciò che non vuole essere. Non è una dirigente, non è un personaggio mondano, non cerca visibilità e non partecipa alla vita pubblica del marchio che le garantisce la fortuna. 

Ma la differenza tra le due sorellastre non è soltanto una questione di carattere, di stile di vita e di look. È anche una differenza di ruoli e di potere. Marta è presidente non esecutiva del gruppo e rappresenta la continuità familiare in Inditex. È entrata nell'azienda nel 2007, ha lavorato in diverse aree e si è occupata dello sviluppo del prodotto e dell'identità di Zara. Siede inoltre nei consigli delle due società attraverso cui il padre controlla Inditex, Pontegadea Inversiones e Partler Participaciones. La gestione operativa del gruppo è invece affidata all'amministratore delegato Óscar García Maceiras. Sandra non partecipa a nessuno di questi organismi: il suo peso deriva dalla proprietà delle azioni e dai diritti di voto che ne conseguono. Una distinzione che oggi può sembrare secondaria, ma che potrebbe diventare cruciale al momento della successione.

Le immagini pubbliche di Sandra sono rarissime. Da ragazza aveva frequentato una scuola cattolica, prima di chiedere di trasferirsi in un istituto pubblico dall'altra parte della città. Proprio lì aveva conosciuto il futuro marito, che avrebbe poi ricoperto incarichi poco appariscenti in Inditex, legati alle strutture e all'innovazione. Sandra ha studiato psicologia all'università pubblica, scegliendo in seguito di lavorare nella fondazione Paideia, creata dalla madre per promuovere inclusione e trasformazione sociale.

Anche i suoi tre figli sono rimasti lontani dall'azienda tessile. Nel 2024 sono entrati nel consiglio di amministrazione di Rosp Corunna, un passaggio che segnala la volontà di dare continuità alla gestione del patrimonio familiare, senza necessariamente entrare nella stanza dei bottoni di Zara.

La distanza tra le due sorellastre riflette anche la frattura che per decenni ha attraversato la famiglia Ortega. Negli ultimi anni, secondo le testimonianze raccolte da Bloomberg, Sandra e il padre avrebbero ricostruito un rapporto dopo un lungo allontanamento. Ma fra i discendenti nati dai due matrimoni non sembra essersi formata quella consuetudine di relazioni che, nelle grandi dinastie imprenditoriali, spesso conta almeno quanto gli accordi societari.

È qui che una vicenda apparentemente privata assume una dimensione finanziaria. Amancio Ortega ha 90 anni e un patrimonio stimato in circa 127 miliardi di dollari. Attraverso Pontegadea Inversiones e Partler Participaciones controlla il 59,294% di Inditex, mentre Sandra, con il suo 5,053%, è la seconda maggiore azionista individuale dopo il padre. Ma che cosa accadrà quando le partecipazioni del fondatore passeranno agli eredi?

Nell'ipotesi che si applichi la legislazione successoria galiziana, ai tre figli, Sandra, Marcos e Marta, spetterebbe teoricamente una quota minima dell'eredità equivalente a circa 10,6 miliardi di dollari ciascuno. Non necessariamente in azioni Inditex, perché la fortuna di Ortega comprende anche investimenti finanziari e immobiliari. Ma se Sandra dovesse ricevere altre quote del gruppo, il suo peso nell'azionariato potrebbe crescere sensibilmente, modificando equilibri finora garantiti dal controllo del padre. Non significa che si profili una guerra familiare, ma che la convivenza tra eredi con ruoli e interessi diversi potrebbe diventare una questione cruciale.

Non si può escludere che il fondatore abbia già predisposto accordi successori non pubblici, mentre Inditex, nell'ultimo rapporto sulla governance esaminato, dichiara di non aver ricevuto comunicazioni di patti parasociali sui diritti di voto. Resta così un'incognita per un impero costruito sulla capacità di anticipare i gusti dei consumatori: il comportamento di chi, un giorno, ne erediterà il controllo.

Nel frattempo Sandra continua a occuparsi del proprio universo, diviso tra investimenti e filantropia. La fondazione di cui è presidente ha avuto nel 2025 un budget di circa 3,5 milioni di euro, destinati a progetti sociali, educativi e di inclusione. Sul sito dell'organizzazione si precisa che Sandra non possiede profili social pubblici né partecipa a dibattiti sulle proprie attività. Una scelta insolita, nell'epoca in cui persino la beneficenza tende a diventare comunicazione.

Intanto Rosp continuava a crescere: nel 2025 i ricavi hanno raggiunto 347,3 milioni di euro e il patrimonio netto è aumentato di oltre il 13%, anche grazie alla rivalutazione delle partecipazioni finanziarie. L'eredità materna non è soltanto una rendita da consumare, ma una fortuna da amministrare e moltiplicare. Senza bisogno di apparire.

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