Economia

Mps, il supporto di FdI e Lega, ma il risiko divide i dem: il Pd toscano applaude, il Nazareno frena

Mps, il supporto di FdI e Lega, ma il risiko divide i dem: il Pd toscano applaude, il Nazareno frena

Questione di toni, ma sostanza simile. C’è chi come Matteo Salvini non trattiene l’entusiasmo: «Per la Lega, il tema più importante è il rispetto della storia, dell’autonomia e del personale di istituzioni bancarie che sono tra le più antiche al mondo, simboli dell’operosità di città con secolari tradizioni». E c’è chi, come Giorgia Meloni — con un’intervista a Milano Finanza nei giorni scorsi — ha fatto trasparire, seppure senza eccedere, un barlume di simpatia verso la doppia operazione di Luigi Lovaglio al motto «no allo spezzatino». Dire dunque che la premier e il suo vice leghista — con modalità diverse — guardino di buon occhio alla doppia ops del Monte dei Paschi contro Intesa è più che verosimile.

Un’operazione che, al contrario, sembra non trovare lo slancio emotivo di Forza Italia. Anzi, Maurizio Gasparri ribadisce che «è giusto rispettare anche il radicamento territoriale di alcune banche come Mps, purché non vengano ripercorse le strade del passato, con scandali e gestioni dissennate da parte di esponenti della sinistra, che non erano di tutela del territorio». Dentro Fratelli d’Italia in queste ore spiegano che la benedizione a Lovaglio è frutto di una serie di elementi: «Da una parte evitare la proliferazione di interessi da parte di Banca Intesa, dall’altra fare in modo che Unipol, attraverso Bper, non diventi ancora più centrale, essendo come si sa un centro di potere economico e finanziario non proprio vicino al nostro mondo».

A questi ragionamenti si aggiunge la partita di carambola che riguarda Generali e Bpm, espressione di un Nord che la Lega si tiene stretto, da Matteo Salvini al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Tuttavia il risiko della politica sul risiko bancario non finisce qui. Perché poi c’è il Pd. E il caso diventa ancora più complesso: esistono in questa faccenda due livelli. I dem toscani plaudono all’iniziativa di Mps e dunque al coraggio della premier di schierarsi, fanno sapere. Il segretario regionale Emiliano Fassi ricorda che «Meloni ha detto di auspicare che Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità. E questa è anche la nostra posizione». Dunque il Pd toscano svela di accogliere «con interesse le parole della premier» anche se aspetta di vedere «in cosa si concretizzeranno».

C’è dunque «il patto del Monte» tra Palazzo Chigi e il Nazareno (che significherebbe, nel nome di Siena, sacrificare le ambizioni di Unipol)? Antonio Misiani, responsabile economico del partito di Elly Schlein prende le distanze da questa ricostruzione. E al Corriere spiega: «Noi non facciamo il tifo per questa o quella operazione. Ci auguriamo che lo stesso faccia il governo. Finora sul risiko Meloni e Giorgetti hanno giocato a fare i piccoli banchieri combinando un disastro dopo l’altro. Speriamo che stavolta rimangano arbitri e non giocatori».

Al Nazareno, anche se non lo possono dire, sono convinti che alla fine passerà il progetto di Intesa, sperando che tenga conto di una serie di aggiustamenti legati alla territorialità di Mps. È davvero così, Misiani? «La politica deve occuparsi del sistema nel suo complesso: il consolidamento del comparto deve andare di pari passo con la garanzia di una reale concorrenza nel mercato, di livelli di credito adeguati e di attenzione alle istanze dei territori interessati. Seguiremo l’evoluzione della situazione con queste chiavi di lettura». Come in un gioco di specchi anche il resto delle opposizioni attacca il governo, accusandolo di ingerenze. La storia è sempre la stessa. A fronte della famosa «mano invisibile del mercato» che tutti reclamano in premessa, le spinte e le controspinte della politica, gratta gratta, escono sempre fuori.

21 ago 2026 | 07:26

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